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Prodotti tangibili, ora!

ritratto di Valeria

Capita a volte che voglio scrivere tanto, tantissimo ma lo spazio è minimo. Le emozioni sono tante e a chi la devo dare la colpa? Al mio stomaco ed ai miei pensieri brontoloni? Perché no, sarebbe tutto più facile. Oggi mi ritrovo a scrivere su un foglio digitale che non so quanto potrà ancora sopportarmi. Ma finché il programma su cui scrivo continuerà ad aprirsi, io continuerò a scrivere.

Sappiate o voi di questo mondo che il mio orecchio acerbo arriva dove gli altri non si immaginerebbero mai e sappiate che mi costa tanta fatica guardarvi negli occhi.
Sono alla ricerca di una voglia perduta e di un desiderio ardente che mi accorgo solo ora che è quasi assopito.
Ma risorgerò. Non preoccupatevi. La smetterò di essere alla continua ricerca di gratitudine. Perché credo di aver capito per la seconda volta che non c’è niente da fare. Se vuoi picchiare qualcuno devi farlo il prima possibile perché poi sarà tardi, lui continuerà con la sua vita e tu vorrai ancora picchiarlo ma quello, ahimè, sarà già lontano.

Ho una voglia matta di usare parole di cui nessuno capisca il significato, ma è quasi impossibile perchè tutti coloro che mi leggono sanno con chi hanno a che fare e così mi sento in trappola anche qui.

Tornerò ai diari segreti un giorno. Basta con i guardoni. Mi piace essere spiata quando ho qualcosa da raccontare, ma quando bramo dalla voglia di fuggire non dovete infastidirmi e pormi domande.

Voglio fare di più, voglio fare cose manuali, tangibili; non le so usare le parole, non mi piace tirarle fuori davanti a tutti. E’ così, voglio costruire ponti, case, macchine, voglio far crescere alberi ma non voglio discutere, spiegare, convincere. Non me ne importa niente. Voglio che tutti riconoscano il mio talento per i miei prodotti, non per la mia ombra immobile che ogni tanto si riflette su qualche specchio.

Potrei fare la cuoca. So cucinare in particolare due piatti: lo sformato di patate e la pasta all’amatriciana. Potrei costruire una carriera su queste due prelibatezze: “Da inchiostro un solo bis”. Così si potrebbe chiamare il mio ristorante.

Oppure potrei comporre mostri di plastilina da inserire in programmi per bambini.

Oppure potrei scrivere e non parlare mai più, perché solo nella scrittura sono me stessa. Solo con la scrittura riesco a spiegare cosa provo e chi non riesce a capirmi è perché non mi ha mai letto.

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