La Thailandia nei miei occhi
Ogni posto rispecchia quello che si vuole vedere. Sono i nostri occhi ad indagare diversamente i luoghi, guidati dal nostro bagaglio di esperienza, dai nostri interessi e dalla nostra sensibilità. Perciò è probabile che i miei non notino tutte le sfaccettature della società thailandese, ma come potrebbero con solo un mese a disposizione e un continuo vagabondare?
Io sono andata alla ricerca dell'Oriente, quello immaginato, quello, probabilmente stereotipato e mi sono trovata a sbattere il muso con un Occidente all'ennesima potenza. Ho visto certamente molte cose diverse dal nostro mondo, ma differenti solo apparentemente o nominalmente.
Ho visto una dura battaglia contro la coltivazione, lo spaccio e la detenzione di droghe pesanti e leggere, ho visto bambini andare a scuola nell'edificio più bello e attrezzato di ogni città, ho visto la gente sorridermi e ho ricambiato la loro gentilezza come meglio ho potuto. Ho visto la corruzione dilagante nella polizia, ho visto un corrotto e pluricondannato rientrare nel paese per concorre alla carica di presedente del consiglio, ho visto differenze enormi nelle economie delle diverse aree geografiche del paese, ma non ho mai incontrato qualcuno che cercasse di incastrarmi per un battibecco e non ho visto alcun segno di prostituzione minorile.
Perché? Perché se noi sfigati italiani, tedeschi e americani di mezza età smettessimo di andare in quei determinati luoghi solo per scopare, pagando oro la nostra perversione, forse questi presunti fenomeni di massa non accadrebbero. La Thailandia non è un paese povero, non lo è mai stato. Ha avuto un crac finanziario una decina di anni fa, ma già dopo due anni aveva saldato il suo debito con la banca mondiale. E così la sua gente, è gente che non ha mai sofferto la fame, circondata come è da una terra straordinariamente fertile. Nessuno ha il bisogno per sopravvivere di vendere i propri figli. Basta allungare la mano su un albero e si ha di che mangiare,o basta recarsi ad un tempio per avere assistenza economica.
Questi fenomeni avvengono in luoghi ben determinati: un'isola (Pukhet), una città (Pattaya) e una strada (Patpong). E sono sorti perché il mercato internazionale richiedeva questi "servizi", e i tailandesi, per soldi, non si fanno tutti questi scrupoli morali, considerando che non hanno una religione che demonizza il sesso come può essere quella Cattolica. Siamo noi i responsabili, non loro. Siamo noi che compriamo con dei vetrini colorati, intere miniere d'oro!
Siamo strapieni di pregiudizi perché ci fa comodo addossare la responsabilità dei nostri fallimenti, dei nostri vizi, delle nostre miserie agli altri.
Io non ho mai incontrato nessuno che mi offrisse droga, o una prostituta per strada, o qualcuno che mi volesse scippare... niente di tutto questo. Ho incontrato qualche venditore che volesse farmi un prezzo più alto del dovuto, ma questo fa parte del gioco del contrattare. Ho incontrato un poliziotto che ci ha fermate in un taxi per dei controlli facendoci sostare mezz'ora inutilmente per cercare di estorcerci una mazzetta. Noi abbiamo chiesto gentilmente al tassista di spegnere il tassametro finchè fossimo stati fermi a non controllare i suoi documenti e il poliziotto ha capito che non avremmo usato nessuna scorciatoia occidentale fatta di bigliettoni verdi e grandi ammiccamenti. Ma se non ci fosse stato un primo stronzo che avesse usato questo metodo per velocizzare le pratiche, questo fenomeno non sarebbe accaduto.
Parlo perciò di questo paese senza filtri e non pende su di me nessuna censura istituzionale. Ne parlo bene, perché bene sono stata. Tutto qui.



















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Se i nostri occhi vedessero
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