...Cominciammo a scrutarci come in un film di Clint Eastwood, la musica partì, era Obladì Obladà, cominciammo a girare attorno a quell’ultima sedia era libera il mio scatto fu fulmineo.
La terza madre
Gli amici di The Eyes mi hanno chiesto se potevo occuparmi di una parte del sito dedicata alla critica e all’informazione cinematografica, ed io ho accettato ben volentieri: diamo così vita a questo piccolo spazio dal nome “Lo Spioncino: porte aperte sul cinema”.

In questo primo post ho deciso di parlare de “La terza madre”, ultima fatica di Mr. Dario Argento.
Torna, dunque, Dario Argento, il Re del Terrore all’italiana. Tornano il sangue a fiotti, le budella all’aria e i salti di mezzo metro sulla poltrona del cinema che coinvolgono tutta la sala. Torna con l’ultimo episodio della saga partita con “Suspiria”.
Argento dopo New York e Friburgo ci porta al limitare del cimitero di Viterbo dove, durante alcuni lavori di manutenzione, viene ritrovata la bara di un messo del 1810 che trasportava le esequie di Mater Lacrimarum (per chi non lo sapesse le altre due giovincelle, e sorelle, della terza madre sono Mater Suspirorium e Mater Tenebrarum, creatrici della magia nera) e, per la serie "se cerchi qualcuno che si fa gli affari suoi non lo trovi mai", la malvagia Mater Lacrimarum (la madre delle Lacrime) viene liberata a Roma.
Da qui la sceneggiatura si sviluppa in modo veloce: colei che deve salvare tutto il “cucuzzaro” è la figlia della Strega bianca (qualcuno potrebbe dire di Dario Argento) più forte che sia mai esistita. Questa, nonostante sia stata uccisa nel film precedente, riapparirà più volte come entità ectoplasmatica. Il caos straripa nelle strade, ci sono tantissimi omicidi e suicidi, le chiese vengono date alle fiamme e i bambini uccisi, le persone che cercano di aiutare la povera protagonista muoiono tutte, e in modi spaventosi e come se non bastasse, Asia Argento deve scappare dalla Polizia, che la sta accusando di tutti gli omicidi che Mater Lacrimarum sta commettendo per arrivare all’uccisione dell’unica persona che può salvare il mondo.
Ovviamente per conoscerne la fine dovrete andarvi a vedere il film!
Sicuramente La Terza Madre fa riaffiorare in noi vecchie paure come il mostro sotto il letto, la strega e i punti bui delle nostre case. In fondo quando usciamo dalla sala dopo aver visto questi film ci risentiamo un po’ bambini, ossia molto indifesi, perché sono le paure che un po’ tutti noi ancora abbiamo e che richiudiamo in uno scrigno di maturità.
Emergono anche nuovi tipi di paure, come quella del caos dilagante e delle persone che potrebbero impazzire e ucciderci senza un motivo.
Tecnicamente è un omaggio ad un certo tipo di film, in cui le ricostruzioni non sono digitali (anche se c’è l’innovazione digitale, e il finale ne è un esempio lampante), in cui il sangue non è una serie di 1 e di 0, ma è la vecchia vernice rossa che schizza sulle pareti, i mostri sono palesemente degli uomini travestiti, il neonato buttato giù dal ponte è un bambolotto, e la mostruosità uscita da sotto il letto è un manichino o un ingegno di animatronica.
È un omaggio ai B-Movie di un certo tipo, quelli che venivano girati con due soldi, ma che avevano un’ottima risposta di pubblico e se vogliamo anche una mezza scopiazzatura al cinema horror americano, che trova, certamente, una sua collocazione all’interno della storia del cinema italiano.
Argento è un ottimo direttore di orchestra insieme al direttore degli effetti speciali, che dà il meglio di sé quando un’amica della protagonista viene strozzata con il proprio intestino. Purtroppo gli orchestrali non riescono forse quasi mai a rispondere ai suoi comandi, soprattutto la figliola, che rimane piuttosto libera sulla recitazione e su un doppiaggio che mi fa sollevare molti dubbi su i perché Asia Argento abbia deciso di fare cinema. Per fortuna non ne fa troppo qui in Italia!
Ci sono poi un paio di critiche: la prima è un estremo clericalismo che francamente si poteva risparmiare; la seconda è che, come troppo spesso si vede, c’è una cattiva cura dei particolari che è tipica dei film americani. Ad esempio Dario Argento ci presenta lo spettro della madre della protagonista profondamente invecchiata, ma dubito che un fantasma possa invecchiare. Certo, qualcuno potrebbe anche dirmi che è difficile che un uomo sgozzato continui a parlare tranquillamente, ma questa è un'altra storia.
In conclusione, è un film con luci ed ombre, una storia che inizialmente cattura lo spettatore, con momenti di tensione ed un uso spropositato, a volte troppo, del cosiddetto effetto Bus (che si ottiene quando si crea un picco di tensione molto alto o c’è un momento di estrema tranquillità ed improvvisamente esce, come dal nulla, un qualcosa di estremamente “innocente” o estremamente spaventoso) ma che, nel finale, delude un pochino, per un eccessivo uso di effetti visivi, una recitazione che fa venire un po’ di pelle d’oca, anche se è talmente poca da passare sottobanco.
Insomma bel “Firm de Paura”.



















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