La Cina è vi-cina
Questo era lo slogan che durante la rivoluzione culturale del '68 si strillava alla manifestazione come segno di gratitudine ad uno dei padri del moderno comunismo: Mao Zedong. Eppure a distanza di quasi 40 Anni la Cina non è mai stata così vicina, ma non dal punto di vista ideologico, ma da quello sociale ed economico. Infatti, questo paese, a dispetto di tutte le critiche che gli si rivolgevano nel campo dei diritti umani e della libertà di espressione, ha cominciato a dare altri problemi al mondo occidentale. Il suo boom, con ritmi di crescita del 15% all’anno, sta iniziando a far crollare il nostro sistema economico. Tutti i prodotti oggi vengono da lì dalle mutande ai componenti elettronici. E che problema c'è? Il problema c’è eccome: tanto per cominciare in Cina non esistono sindacati, gli operai più che operai andrebbero chiamati schiavi, pagati l'equivalente di pochissimi euro al mese per ore e ritmi di lavoro davvero massacranti. Questo significa costo del lavoro bassissimo e quindi un prodotto finale molto economico. Per questo motivo i nostri mercati sono invasi dai prodotti made in China che grazie all'assenza di diritti dei lavoratori, fanno concorrenza sleale alla nostra merce.
Se tutto questo fosse limitato all’abbigliamento, ai piccoli oggetti, a qualche altra cosa che non si compra molto spesso, il fenomeno sarebbe molto ridimensionato: certo resterebbero i problemi connessi a uno stato in cui lo sviluppo economico non si accompagna a uno sviluppo democratico. Certo, subiremmo comunque una concorrenza molto aggressiva. Ma sarebbe limitata a certi settori. E invece il capitalismo cinese non finisce di stupire. Recentemente il consumatore medio italiano ha infatti scoperto che dalla Cina vengono importati anche prodotti alimentari, e non parliamo di cibo cinese, ma italiano, italianissimo: pomodori, carote, mais e tanti altri tipi di vegetali; e poi prodotti di origine animale, specie quello da allevamento, come i polli o le mucche.
Oltre al discorso degli operai di cui si parlava prima, c’è anche dell’altro: manodopera minorile, mancato rispetto di norme elementari di sicurezza sul lavoro, mancato rispetto degli standard sulla sicurezza dei prodotti, possibilità di produzione non controllata, in campo agricolo, di OGM. Caliamo un velo pietoso sulle innumerevoli pene di morte (spesso pretestuose) eseguite ad ogni festa dell'anno per ricordare al popolo chi comanda.
E già questo dovrebbe far preoccupare i consumatori italiani. Ma se ciò non bastasse, c'è un'altra cosa che dovrebbe allarmarci: a volte i prodotti con marchio CE non sono prodotti europei, ma Cina Export. I due acronimi sono del tutto simili, con la sola differenza che tra le lettere C ed E dei prodotti cinesi c'è una distanza maggiore. Una bella fregatura per tutti quelli che non lo sanno, che credono di comprare un prodotto europeo, e quindi relativamente rispettoso dei diritti dei lavoratori e della nostra salute di consumatori, e che invece non rispetta nessuna delle norme che l’Europa giustamente ci impone.
E poi, ciliegina sulla torta, in Cina non manca la censura. Anche sui tanto famosi motori di ricerca Google e Yahoo i quali, per timore di rimanere esclusi da un mercato tutto nuovo e immenso quanto la popolazione cinese, hanno modificato la loro struttura impedendo così di ottenere risultati validi ricercando parole come Tibet, Tienanmen, libertà, democrazia. Ogni mail che passa sui server cinesi è opportunamente censurata, così come le notizie di MSN China sono diverse da quella di MSN USA. O meglio, la stessa news è trattata in modi, termini, parole e opinioni completamente differenti. La censura resta e resterà uno dei più grandi problemi di questo sterminato paese.
Tutto quello che oggi traspare dai grandi vetri dei grattacieli di Pechino è solo la visione triste, anzi raccapricciante, dei bassifondi della grande metropoli, e delle sterminate distese agricole dell'entroterra, in cui vive gente, badate sempre cinese, quasi al limite della soglia di povertà se non addirittura della fame. Questo è quello che loro concepiscono come modello di sviluppo occidentale. Eppure mi chiedo come si possa parlare di sviluppo, da parte degli economisti, di un paese che lascia più di 800 milioni di persone alla fame. C'è da temere una sorte analoga per le già bistrattate democrazie occidentali?
No, nonostante tutto la Cina non mi fa paura: se siamo arrivati al nostro livello di sviluppo lo dobbiamo anche alle grandi conquiste sociali che possediamo: le libertà personali, i diritti civili, l'opportunità di una vita serena, un welfare state abbastanza buono. Tutte cose che all'impero rosso mancano. Il gioco sporco a livello mondiale riuscirà sì producendo Jeans a 10 € ma non riuscirà con i diritti fondamentali dell’uomo. Attenta Cina, che a noi sei vicina… ma potresti restarne scottata!
















