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ritratto di Soulman

Shine a light

Shine a light è un film per chi ancora non si è stancato di
vedere le quattro mummie inglesi, più conosciute come Rolling Stones, saltare
come grilli sui palchi di mezzo mondo a cantare come forsennati vecchie canzoni
di cui tutti sappiamo le parole.

La storia è molto semplice, i quattro ragazzacci da museo,
leggende del rock, interrompono il loro tour, A Big Bang, per fare un ultimo
concerto al Beacon Theatre di New York dove si erano esibiti secoli prima,
tutto a posto se non fosse che il regista di Taxi Driver, Good Fellas, Casinò,
The Aviator e, il film che gli è valso l’oscar, The Departed, tale Martin
Scorsese abbia deciso di fare un film sull’evento.

La prima parte del film è tutta incentrata sui preparativi e
sulle problematiche che escono fuori dall’incontro tra gli Stones e Scorsese, i
quali non sono d’accordo su nulla: la posizione delle Macchine da Presa,
l’allestimento del palco ecc., ma soprattutto sull’imprevedibilità di Jegger e
compagni, infatti fin dai preparativi del concerto il povero Marty non ha
nessuna idea delle canzoni che i Rolling Stones proporranno al pubblico
newyorkese e questo crea non pochi scompensi al regista, ma quando si è in
ballo bisogna per forza ballare e Scorsese non si tira indietro e con un
montaggio serrato ci porta al momento culmine, l’ascesa sul palco delle
leggende, che straordinariamente iniziano con una Jumping Jack Flash che manda
in delirio il Beacon.

Da questo punto in poi naturalmente ci godiamo il concerto,
e tra una canzone e l’altra godiamo anche di vecchi filmati di repertorio alcuni
molto simpatici, uno in particolare mi ha divertito, in cui c’è Keith Richard
che suona il pianoforte e Jegger che urla: “Chi ti credi essere?” e Richard con
la sua naturale sfrontatezza: “Mick Jegger”.

Tutto questo ci accompagna fino alla fine del concerto, poi,
come se fosse una soggettiva della band Scorsese ci accompagna fuori dal teatro
e dopo una ripresa molto bella, ma virtuale, che dal cartello del Beacon, passa
velocemente ad una vera e propria panoramica dell’isola di Manhattan e tutta
New York con una grossa luna a sovrastarla, che si trasformerà da lì a poco
nella famosa linguaccia che è diventato il simbolo sacro del Rock n’Roll
vivente, quali sono i Rolling Stones.

Mi scuso per il linguaggio della prima parte ma è la mia
linguaccia ai Rolling Stones, qualcuno potrebbe pensare che sono uno sfrontato
a parlare così delle leggende ma tanto sono sicuro che non lo leggeranno mai
quest’articolo, quindi non mi preoccupo.

Il film ha un montaggio e un linguaggio molto ben studiati e
avvolgenti tanto che ad un certo punto ho pensato che quando sarei uscito da lì
mi sarei ritrovato a New York, e invece ero semplicemente a Settebagni.

In conclusione, se vi piacciono i Rolling Stones, sapete a memoria
tutte le canzoni e volete emozionarvi un
pochino ma non siete andati a vedere mai un concerto degli Stones, vi consiglio
di andarlo a vedere, se invece avete avuto la buona stella che vi ha regalato
un bel biglietto per il concerto dei quattro ragazzacci, andate a vederlo lo
stesso anche se le emozioni saranno diverse, ovviamente.

Se non vi piacciono gli Stones, sono problemi vostri.

“Ma chi ti credi di essere?”

“Martin Scorsese!”

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