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ritratto di Alessio

Toh, i lavavetri!

Ieri sono dovuto andare a Tivoli e ho deciso di andare prima a lavoro con la macchina. Poi da Roma ho preso la tiburtina invece dell'autostrada, tanto non avevo fretta. A uno degli innumerevoli semafori c'erano un paio di questi famigerati, pericolosissimi, temutissimi lavavetri. Allo stesso incrocio c'era il gabbiotto dei vigili urbani, con un vigile dentro e uno fuori. La distanza di sicurezza tra vigili urbani e lavavetri sarà stata di circa cinque metri.

Cosa voglio dire con questo? Intanto che tutto il cancan sui lavavetri della scorsa estate è stata semplice fuffa. Il governo ha pure sprecato tempo coi decreti legge, e Veltroni e Domenici avranno sprecato il loro tempo in giunta.

Nel frattempo a Roma come a Firenza come a Bologna, come in tutta Italia e in Europa, i problemi degli emarginati continuano ad esistere. Perché dovremmo sempre ricordarci che, sì, è vero, è fastidioso dover scavalcare bancarelle di cd masterizzati, o scansare dei lavavetri in mezzo al traffico della tiburtina. E' ancora più fastidioso se si pensa che a noi ci mandano quasi in galera se scarichiamo un mp3 da internet o ci becchiamo una multa salata se entriamo su un pulman senza biglietto, mentre loro sembrano non rischiare nulla. Ma dobbiamo renderci conto che la realtà non è proprio così. Sicuramente si trovano in una situazione di degrado e di illegalità. Sicuramente in queste condizioni sono del tutto inutili all'Italia. Sicuramente, se fossero accolti diversamente, sarebbero una grande risorsa per ogni paese.

Molti immigrati che hanno avuto la fortuna di essere regolari conducono imprese o lavorano in fabbrica. Molti, anche fra gli irregolari, hanno almeno una laurea e conoscono l'italiano, l'inglese, il francese, oltre alla loro lingua. Se si vuole abbattere il racket dei lavavetri (il racket è sì criminale) si deve proprio investire sull'immigrazione. L'integrazione, del resto, non è solo una strada percorribile perché, ma è proprio l'unica: non si ferma una marea con una diga di sabbia. Però la si può usare in un certo modo. Fin'ora, per restare in metafora, questa marea è stata s-fruttata in maniera più o meno illegale grazie soprattutto alle leggi sull'immigrazione che, lungi dal bloccarla, la rendono appunto fuori-legge. Sarebbe molto più costruttivo, invece, avere un impianto legislativo che preveda l'inserimento degli stranieri all'interno del ciclo produttivo della società, attraverso un percorso paritario con gli italiani, che si concluda con l'acquisizione, per chi lo desideri, della cittadinanza e quindi dei diritti politici.

Ah già, dimenticavo. La propaganda di Storace è più efficace: via tutti i rom da Roma! Poi mi spiegherà come rendere la cosa umana, come si legherà con i diritti dell'uomo, e soprattutto cosa farà a tutti quei rom che possono dimostrare la loro cittadinanza italiana. Se questo individuo diventerà sindaco di Roma, mi vergognerò di essere cittadino di questa capitale.

divisorio

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