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ritratto di Soulman

ACROSS THE UNIVERSE

Qualche giorno fa, ho avuto l'oppurtunità di vedere Across the Universe di Julie Taymor, la quale non conoscevo affatto prima di questo film.

Sono rimasto più che colpito, direi esterrefatto, da quest’opera e quindi per onestà intellettuale farò due post su questo argomento.

 

Lo spioncino


Se vi siete innamorati con le canzoni dei Beatles durante gli anni sessanta, oppure negli anni successivi vi siete sentiti bene e in pace con voi stessi soltanto ascoltando un ritornello un po’ stupido del tipo All you Need Is Love, allora questo è un film che fa per voi.

 

La storia è abbastanza semplice: Jude è un ragazzo della periferia proletaria di Liverpool, il quale, per conoscere il proprio padre naturale, emigra negli USA dove incontra Max, uno scavezzacollo che ha come principale hobby quello di farsi cacciare dall’Università di Princeton e che medita di trasferirsi nella grande mela. Conosce anche la sorella di Max, Lucy, della quale si innamorerà e su cui tutto il film ha il suo perno principale.

Sono gli anni della guerra in Vietnam, dove i giovani soldati Statunitensi muoiono accanto ai giovani Vietcong per una guerra di cui non sanno neanche il perché, e la povera Lucy sarà colpita dalla tragedia quando il suo ragazzo verrà ucciso durante i combattimenti. Dopo un funerale con una Let It Be, in versione Gospel, che fa piangere tutta la sala si aprirà un nuovo sipario sulla grande mela degli anni sessanta e sull’amore fra Jude e Lucy.

La storia si pone su più piani, ossia pone molte storie differenti che si vengono ad intrecciare in un unico punto, con una struttura narrativa che si avvicina in alcuni punti a quella classica, anche se soltanto la visione di più storie rende la struttura molto meno classicheggiante e ci porta a conoscere due personaggi molto interessanti: Jojo e Prudence. Il primo è un chitarrista che assomiglia molto, e non a caso, al mitico Jimi Heandrix; la seconda, invece, è un ex ragazza pon-pon lesbica, che per una storia d’amore finita male decide di andarsene dalla sua città per intraprendere un viaggio mistico. Le storie convergeranno tutte nella Grande Mela, nell’appartamento di una cantante agli esordi che sta cercando di sfondare, la quale ci richiama alla memoria la figura di Janis Joplin.

L’interpretazione è quasi a dir poco straordinaria, i personaggi sono perfetti per quei ruoli, soprattutto Jim Strugess che interpreta Jude, non soltanto per la sua somiglianza con Paul McCartney, ma anche per come riesce a catturare subito l’attenzione dello spettatore che naturalmente lo identifica subito come il protagonista ed eroe della situazione.

Sorprendenti Bono e Joe Cocker il quale interpreta più personaggi nella sua versione di Come Togheter che fa venire i brividi, per quella sua voce rauca che raschia l’anima.

Across the Universe, però è anche la storia di due sessantotto, il primo è quello di Jude, un proletario, che non ha un’istruzione perché “doveva portare i soldi a casa”, che non ha mai conosciuto il proprio padre e pensa che la Rivoluzione che si sta profilando può, non solo cambiare il mondo ,ma cambiare il suo mondo, un riscatto verso una società che lo aveva considerato feccia.

L’altra faccia, sicuramente più importante è quella della medio-alta borghesia, da cui provengono Lucy e Max, la quale decide che gli archetipi con la quale è cresciuta (la morale, Dio, ecc.) sono falsi e che non hanno alcun senso, perché ci si pone sempre la domanda chi diventerò? E mai la domanda: chi sarò io un giorno?

E’ un musical visionario in cui le emozioni non vengono solo raccontate con la musica dei Fab Four di Liverpool, ma anche in immagini, con un uso oculato della computer grafica che viene usata abbastanza frequentemente ma sempre con moderazione, e lo si possono intravedere anche dalle parole della regista, che alla domanda sulla quantità di effetti visivi presenti nel film, risponde che non ama molto la post-produzione e quindi ne ha utilizzati assai pochi, che però emozionano.

E’ degno di nota l’uso dei colori usati durante le varie fasi della storia soprattutto il rosso e le sue varianti; il colore è inizialmente sfumato, ma più ci avviciniamo al culmine della narrazione e più questi diventano brillanti quasi come se ci prendessero per mano piano, piano fino ad arrivare ad uno Strawberry fields For Ever dove c’è un prevalente rosso sangue, di cui capiremo il significato quando le fragole si uniscono alle immagini di guerra.

Una cosa di cui sono rimasto molto sorpreso è l’uso delle maschere: infatti in un punto preciso del film, subito dopo l’interpretazione di Bono Vox con I’m the warlus , veniamo trasportati in un mondo innocente, quasi fiabesco che ci ricorda quello del cartone animato dei Beatles: Yellow Submarine, in cui riconosciamo le mani e gli uomini blu. Molto teatrale.

Se siete amanti dei Beatles e dei musical non perdetevi questo piccolo capolavoro.

La critica più feroce? Finisce!

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