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Marte, i gemelli, l'Auriga e la Luna
22 Novembre, 2007 - 21:39 — Alessio
Spesso capita che nonostante la serata sia più che sufficiente per fare osservazioni, col pensiero si trovino le scuse più banali per saltare a pie' pari nel proprio, candido, lettino.
Ma la sera del 20 novembre è stato diverso. Avevo troppa voglia di rivedere Marte, di provare la doppia Castore, di seguitare a dare una occhiata alla Holmes. E alla fine non ho solo osservato questi oggetti, ma tanti altri!
Ma andiamo con ordine. Ho dato una occhiata fugace alla Holmes col binocolo trovandola molto sfumata, ardua da trovare prsino col mio 15X70, impossibile per chi è digiuno di astronomia! Chissà se la causa, oltre il suo continuo allargamento, è la luce della Luna. Marte è stato il primo oggetto puntato al telescopio, ancora avvolto nella rossa nebbia di Fiano. L'obiettivo era di riconoscere almeno la calotta polare nord, ma ovviamente al primo tentativo non è stato facile. Ad ogni modo con gli ingrandimenti non sono stato parsimonioso: per spremere al massimo l'obiettivo e gli oculari, infilavo questi ultimi nella barlow non del tutto in modo di aumentare ulteriormente gli ingrandimenti disponibili.
Dopo è stata la volta di M43, la grande nebulosa in Orione. Un po' fioca, a dir la verità, per via della Luna crescente, la cui luce era fortissima e proiettava a terra ombre nette, da far impallidire le luci dei vicini!
Finalmente la volta di Castore. Il puntamento del telescopio era ottimo, per cui l'ho beccata al primo colpo nonostante gli ingrandimenti elevati, probabilmente attorno ai 200x. La doppia è subito comparsa risolta. Nel campo era presente anche una debole stellina di magnitudine attorno alla 9,5.
Tornando su Marte sono finalmente riuscito a... immaginare, diciamo così, la calotta nord: non male per un rifrattore da 130 con Luna e luci della città :)
A questo punto mi sono sbizzarrito: mi sono immerso negli oggetti dell'Auriga, visitando prima M37 un debole ma grazioso ammasso aperto, bello tra i 77 e i 140 ingrandimenti. Poi M36, un ammasso molto luminoso e all'apparenza più esteso di M37, anch'esso ottimo sui 77x. Lì vicino mi è parso di percepire un'altra debole luminosità e controllando su Stellarium, essa poteva essere NGC1931, un ammasso associato a una nebulosità, per l'appunto, e di magnitudine 11,3! Effettivamente un vero e proprio cavaocchi per il mio telescopio :D
Sono poi passato ad M38, anche esso abbastanza luminoso, ma meno di M36, la cui forma, data dalle stelle più luminose, sembrava quella di una X.
Entusiasta per queste piacevoli visioni, ho deciso di riprendere gli ingrandimenti elevati su Marte per... tentare di percepire Deimos, "il pezzo di roccia" più esterno ad orbitare attorno a Marte. Sì, lo so che si è trattata di una sfida impossibile e infatti non ci sono riuscito, ma Stellarium mi pronosticava una magnitudine 12, certo ai limiti del mio telescopio, ma non così lontana dalla magnitudine 11,3 di NGC1931! Per cercarlo ho preso come riferimento una serie di stelline che si trovavano nell'angolo in basso a sinistra di Marte, quindi verso Nord-Est. Deimos doveva trovarsi tra quelle stelline e Marte, ovviamente più vicino al pianeta, e quindi perso nella sua forte luminosità. Aggiungiamo che i riflessi dello spider che regge lo specchio secondario hanno complicato ulteriormente la ricerca. Conclusione: mentre cercavo Deimos all'oculare, Stellarium sul pc mi faceva vedere Phobos, l'altro pezzo di roccia ancor più piccolo e più vicino a Marte, che transitava proprio sopra il pianeta...
Visto che la Luna stava lì a portata di mano ho poi deciso di rivolgerle il mio sguardo: si sa, è da maleducati non degnare una dama almeno di un saluto di cortesia! E così, guardandola, ho notato che era il giorno giusto per osservare Plato, un cratere dal fondo completamente piatto perché dopo l'impatto si è riempito di lava, che si trova tra il Mare Frigoris e il Mare Imbrium. L'albedo di questo cratere è molto bassa, quindi il suolo qui è molto più scuro rispetto alle zone che lo circondano. Ho potuto usare ingrandimenti elevatissimi per il mio telescopio. Sfruttando la Barlow e il 4mm non del tutto inserito, potrei essere arrivato attorno ai 350x. Attorno ai due lati di Plato, ci sono tanti piccolissimi crateri e una serie di picchi montuosi. Per inciso devo ammettere che la Luna è l'unico oggetto che vedo meglio dal vivo che non su Stellarium. Dal vivo c'è una quantità di dettagli impressionante, sembra di osservare una cartina geografica, si stenta a credere che sia reale e più grande di una palla! Al contrario sugli altri oggetti Stellarium è avvantaggiato per via delle fotografie. Il visuale, si sa, non può competere con una buona macchina reflex!
Per concludere ho notato che il Cancro era sorto da poco. In particolare era sopra l'orizzonte, ma ancora immerso nel rossore fianese, il Presepe, un bellissimo ammasso aperto. Le quattro stelle più appariscenti sono a forma di rombo, poi c'è una ulteriore fila di stelle che le circonda da un lato, quasi a formare una freccia che parte dalla costellazione del Cancro e indica i Gemelli. Chissà che spettacolo avrei potuto osservare con un cielo più scuro!
Ma la sera del 20 novembre è stato diverso. Avevo troppa voglia di rivedere Marte, di provare la doppia Castore, di seguitare a dare una occhiata alla Holmes. E alla fine non ho solo osservato questi oggetti, ma tanti altri!
Ma andiamo con ordine. Ho dato una occhiata fugace alla Holmes col binocolo trovandola molto sfumata, ardua da trovare prsino col mio 15X70, impossibile per chi è digiuno di astronomia! Chissà se la causa, oltre il suo continuo allargamento, è la luce della Luna. Marte è stato il primo oggetto puntato al telescopio, ancora avvolto nella rossa nebbia di Fiano. L'obiettivo era di riconoscere almeno la calotta polare nord, ma ovviamente al primo tentativo non è stato facile. Ad ogni modo con gli ingrandimenti non sono stato parsimonioso: per spremere al massimo l'obiettivo e gli oculari, infilavo questi ultimi nella barlow non del tutto in modo di aumentare ulteriormente gli ingrandimenti disponibili.
Dopo è stata la volta di M43, la grande nebulosa in Orione. Un po' fioca, a dir la verità, per via della Luna crescente, la cui luce era fortissima e proiettava a terra ombre nette, da far impallidire le luci dei vicini!
Finalmente la volta di Castore. Il puntamento del telescopio era ottimo, per cui l'ho beccata al primo colpo nonostante gli ingrandimenti elevati, probabilmente attorno ai 200x. La doppia è subito comparsa risolta. Nel campo era presente anche una debole stellina di magnitudine attorno alla 9,5.
Tornando su Marte sono finalmente riuscito a... immaginare, diciamo così, la calotta nord: non male per un rifrattore da 130 con Luna e luci della città :)
A questo punto mi sono sbizzarrito: mi sono immerso negli oggetti dell'Auriga, visitando prima M37 un debole ma grazioso ammasso aperto, bello tra i 77 e i 140 ingrandimenti. Poi M36, un ammasso molto luminoso e all'apparenza più esteso di M37, anch'esso ottimo sui 77x. Lì vicino mi è parso di percepire un'altra debole luminosità e controllando su Stellarium, essa poteva essere NGC1931, un ammasso associato a una nebulosità, per l'appunto, e di magnitudine 11,3! Effettivamente un vero e proprio cavaocchi per il mio telescopio :D
Sono poi passato ad M38, anche esso abbastanza luminoso, ma meno di M36, la cui forma, data dalle stelle più luminose, sembrava quella di una X.
Entusiasta per queste piacevoli visioni, ho deciso di riprendere gli ingrandimenti elevati su Marte per... tentare di percepire Deimos, "il pezzo di roccia" più esterno ad orbitare attorno a Marte. Sì, lo so che si è trattata di una sfida impossibile e infatti non ci sono riuscito, ma Stellarium mi pronosticava una magnitudine 12, certo ai limiti del mio telescopio, ma non così lontana dalla magnitudine 11,3 di NGC1931! Per cercarlo ho preso come riferimento una serie di stelline che si trovavano nell'angolo in basso a sinistra di Marte, quindi verso Nord-Est. Deimos doveva trovarsi tra quelle stelline e Marte, ovviamente più vicino al pianeta, e quindi perso nella sua forte luminosità. Aggiungiamo che i riflessi dello spider che regge lo specchio secondario hanno complicato ulteriormente la ricerca. Conclusione: mentre cercavo Deimos all'oculare, Stellarium sul pc mi faceva vedere Phobos, l'altro pezzo di roccia ancor più piccolo e più vicino a Marte, che transitava proprio sopra il pianeta...
Visto che la Luna stava lì a portata di mano ho poi deciso di rivolgerle il mio sguardo: si sa, è da maleducati non degnare una dama almeno di un saluto di cortesia! E così, guardandola, ho notato che era il giorno giusto per osservare Plato, un cratere dal fondo completamente piatto perché dopo l'impatto si è riempito di lava, che si trova tra il Mare Frigoris e il Mare Imbrium. L'albedo di questo cratere è molto bassa, quindi il suolo qui è molto più scuro rispetto alle zone che lo circondano. Ho potuto usare ingrandimenti elevatissimi per il mio telescopio. Sfruttando la Barlow e il 4mm non del tutto inserito, potrei essere arrivato attorno ai 350x. Attorno ai due lati di Plato, ci sono tanti piccolissimi crateri e una serie di picchi montuosi. Per inciso devo ammettere che la Luna è l'unico oggetto che vedo meglio dal vivo che non su Stellarium. Dal vivo c'è una quantità di dettagli impressionante, sembra di osservare una cartina geografica, si stenta a credere che sia reale e più grande di una palla! Al contrario sugli altri oggetti Stellarium è avvantaggiato per via delle fotografie. Il visuale, si sa, non può competere con una buona macchina reflex!
Per concludere ho notato che il Cancro era sorto da poco. In particolare era sopra l'orizzonte, ma ancora immerso nel rossore fianese, il Presepe, un bellissimo ammasso aperto. Le quattro stelle più appariscenti sono a forma di rombo, poi c'è una ulteriore fila di stelle che le circonda da un lato, quasi a formare una freccia che parte dalla costellazione del Cancro e indica i Gemelli. Chissà che spettacolo avrei potuto osservare con un cielo più scuro!





