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ritratto di Alessio

Qualcosa di personale

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Amarok in azione

Odio scrivere di me. Non so nemmeno come cominciare. Però ogni tanto dicono che fa bene. E poi lo vedo dalle persone che conosco che spesso usano (abusano dal mio punto di vista!) farlo. E che effettivamente, quando lo fanno, stanno meglio. E così voglio provarci anche io.

Partiamo naturalmente dal presente. Sto in malattia da cinque giorni. Senza entrare nei dettagli (che l'ho ripetuti cento volte e magari non ve ne po' frega' de meno...) diciamo che avrei preferito avere la febbre a 40°. Co sta cosa senza nome faccio fatica a scrivere sulla tastiera, e ho detto tutto. No, non sto cercando giustificazioni per i miei frequenti errori ortografici, quelli li faccio a prescindere.

Comunque, io sono un tipo che si altera facilmente (e qui i - per fortuna - scarsi troll che sono passati da queste parti in passato possono testimoniarlo), quindi potete ben capire quanto una situazione del genere possa innervosirmi. E allora ho pensato che ascoltare un po' di musica leggera mi poteva rilassare. Fortuna fra le conoscenze del passato qualcuno si è degnato di farmi sapere che nella musica non esiste solo il rock. C'è anche il folk, il jazz, il blues... allora apro il mio fido lettore multmediale. Un programma che il 90% di voi non potranno mai possedere preferendo windows come sistema operativo. Insomma, ho aperto Amarok, ho fatto partire Hello Dolly e poi ho lasciato fare il resto a Last.FM che grazie all'integrazione con Amarok, nella mia collezione ha cercato canzoni che s'accompagnavano bene con quella di Armstrong.

Ora, a parte il fatto che mi sta facendo ascoltare tutto Desire di Bob Dylan, devo dire che le scelte fatte sono sempre abbastanza azzeccate.

Andando sulla mia pagina personale ho scoperto l'acqua calda: cioè che sono sempre lo stesso, che ascolto le stesse canzoni, gli stessi artisti da sempre: Muse e Pink Floyd stracciano tutti. Seguono distanti REM e Pearl Jam. Counting Crows e Guccini, invece, che pure mi hanno accompagnato per tanto tempo, sono scesi di molto. Ma credo solo perché ne abusai durante il mio soggiorno a Treviso.

E ora voglio dire una cosa al visitatore anonimo che mi conosce da una vita: sebbene le nostre strade si siano allontanate per sempre, nessuno ti vieta di lasciare un saluto. Prima che termini incontro.


E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante "deja vu", ombra della gioventù, ci circondava la nebbia...

Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l'uno all' altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
"cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via".
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia...

E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste...

Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
come in un libro scritto male, lui s' era ucciso per Natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto...

E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà...
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa...
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno..."


Non sono guarito (non ancora), ma ora sono decisamente più sereno Smile

 

divisorio

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