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Piccola Città, in ordine di voto

ritratto di Valeria

Maschere antiche e moderne

maschere antiche e moderneUna lezione spettacolo per conoscere la storia, la costruzione e l'utilizzo delle maschere nel teatro di Menandro.
Mercoledì 21 dicembre 2005 alle ore 17.30 presso il teatro "La Bertesca" in viale Giordano Bruno 11/a Fiano Romano (Rm).

Attraverso gli studi del Maestro Giancarlo Santelli (artista mascheraio) e l’esperienza del regista Giancarlo Sammartano, gli attori della Bottega del Pane
(Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Chiara Pizzolo e Cristina
Putignano) propongono una lezione spettacolo di un’ora utilizzando
testi di commedie antiche (Dyskolos di Menandro, Persa, Rudens,
Bacchides di Plauto) e spunti drammaturgici del Novecento che hanno
rielaborato l’utilizzo e il senso della tradizione della commedia
italiana (Evreinov, Brecht ).

Per informazioni: www.rinoceronteincatenato.org

Come arrivare a Fiano Romano

 

 

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ritratto di Valeria

Le memorie di un naufrago

Le memorie di un naufragoNon ho apprezzato "Robinson Crusoe" tanto per il suo alto livello letterario, quanto per l'ironia usata da Defoe nel descrivere situazioni al limite dell'impossibile: parenti e amici che gli consigliavano di non viaggiare più, affondamenti sempre più frequenti, la sfortuna di approdare su un'isola che dopo ventisette anni si è rivelata essere meta di sacrifici umani...

Robinson Crusoe detta al suo fedele amico Venerdì gli avvenimenti che hanno caratterizzato il suo esilio forzato sull'isola deserta...

Robinson: Mi raccomando la precisione, amico mio, non dobbiamo tralasciare nessun particolare, la gente vuole sapere, sapere tutto...
Venerdì: (Con aria rassegnata) Sì, padrone...
Robinson: Dunque...data: 30 settembre 1659. Oggi io, Robinson Crusoe; misero e infelice (si lascia scappare qualche lacrima)...naufragato al largo durante un terribile uragano...ho toccato terra in quest'isola abbandonata, che ho chiamato....(piange a dirotto)....continua tu, amico fidato, io non ce la faccio...
Venerdì: ...che ho chiamato l'isola della Disperazione...
Robinson: (Piange a dirotto)...Uuuuaaaaa...
Venerdì: ...gli altri uomini dell'equipaggio sono annegati...
Robinson: (Piange a dirotto)...Uuuuaaaaa...(Singhiozzando) Bravo, amico mio, mi piace come scrivi...il tuo stile è...è...semplice e conciso...(Piange a dirotto)..braaavooooo....E pensare che mio padre, me l'aveva pure detto, che era rischioso per me lasciare la mia casa....
Venerdì: Già! Ma lei padrone, è cocciuto, non ascolta mai nessuno, fa sempre di testa sua...Solo uomini di condizione elevata e ambiziosi possono toccare alte mète, lei, padrone, me lo lasci dire, appartiene al ceto medio...
Robinson: Mio padre mi disse che avrei sempre constatato che le calamità della vita andavano divise tra le classi più umili e le classi medie...io, rimasi veramente commosso dal suo discorso...
Venerdì: Belle parole! Ma cosa fece? Su lo dica, davanti a tutta questa gente, cosa fece?
Robinson: Lasciai casa mia e mi imbarcai su una naveee.....(piange a dirotto)...Uuuuaaaaa..
Venerdì: E cosa accadde? Avanti lo racconti, così che tutti si possano fare un'idea delle sue disgrazie...
Robinson: La nave fu investita in pieno da un uragano...e i marinai stessi riconobbero di non averne mai visto uno peggiore...
Venerdì: Aspettate, perchè mica è finita qui...Cosa fecero il capitano, il nostromo e tutti gli altri?
Robinson: Si inginocchiarono a pregare, aspettandosi che la nave sprofondasse da un momento all'altro.
Venerdì: ...viaggiò dall'Inghilterra alla Guiana, venne catturato dai pirati e reso schiavo per due anni...
Robinson: Sì, però successivamente riuscìì a fuggire e arrivai in Brasile, e lì ebbi la possibilità di riscattarmi dalle sfortune!
Venerdì: Ma la scelta di abbandonare le sue piantagioni per il commercio di schiavi, ci tengo a precisarlo, l'ha condotta al naufragio e all'esilio forzato su quest'isola per ventisette anni!
Robinson: Bè, signori, è tutto vero, però su quest'isola, sono convinto di vivere una vita migliore, più semplice e meno strana. Mi sono adattato molto bene, ho recuperato molte provviste dal relitto della nave, mi sono costruito un riparo, convivo con gatti, capre e...
Venerdì: ...topi! A cui si rivolge come persone!
Robinson: Mi cibo dei prodotti dell'isola! Trovo conforto nella bibbia! Ed inizio ad apprezzare questa mia sovranità sull'isola!
Venerdì: Già, già....
Robinson: E poi, amico fedele e compagno fidato, dopo quindici anni in solitudine ho trovato sulla spiaggia l'impronta di un uomo!
Venerdì: Bè, ma adesso che facciamo?
Robinson: Adesso, dovrebbe arrivare una nave europea che ci dia l'opportunità di un ritorno a casa! Passami il binocolo Venerdì! Devo scrutare l'orizzonte! Lo sento, stavolta arriverà qualcuno...
Venerdì: Ma signore, il binocolo...
Robinson: Avanti, Venerdì, poche storie, il binocolo! Che fai? Non ti ricordi cosa sia? Te l'ho spiegato nella quarta lezione, quella su visioni e religione, qual è il sesto emendamento dell'isola?
Venerdì: "Dio non può essere guardato, né tantomeno avvistato con un binocolo"
Robinson: Bravo, bravo, ragazzo mio! Ma ora passami il binocolo
Venerdì: Padrone?
Robinson: Che c'è Venerdì?
Venerdì: Il binocolo l'ha mangiato la capra
Robinson: Cooosaaaaa? Vabbè, ho capito. Continuiamo col racconto. Scrivi Venerdì, conclusione: Ma di tutte queste cose, insieme con altri straordinari episodi, che fanno parte delle mie nuove avventure, darò forse più ampia notizia in futuro.
Venerdì: Padrone?
Robinson: Che c'è Venerdì?
Venerdì: Se riuscisse a tornare in Europa, farebbe bene a non andare mai più in mare...magari questo è un segno evidente che non siete nato per fare il marinaio...
Robinson: (Piange a dirotto)...Uuuuaaaaa...Hai ragione amico mio, hai proprio ragione…

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ritratto di Alice

Anticonformismi scomodi

“ La felicità te la devi costruire” diceva mio padre quando mi vedeva spiattellata a mò di ventosa sulle vetrine del negozio di giocattoli dietro casa.
Unire pezzetto per pezzetto i resti della stoffa, che mia madre usava per cucirci i vestiti, e farli diventare una balena dai mille colori o un serpente variopinto....alquanto discutibile...Niente a che vedere con quei mostriciattoli di gomma che vendeva il Sor Gino fuori dallo zoo la domenica.
La ricetta è facile: farina, burro, un po’ di zucchero e la marmellata di mamma...rigorosamente fatta in casa. Il tutto condito con una canzone di Mina o di Gino Paoli.
Sveglia mattutina all’odor di incenso e ninna nanna sulle parole dell’ennesima storia inventata sul momento...Certo conosco a memoria le storie del Cacculento Achille e del Caccoloso Casimiro, ma non ho mai saputo come faceva la sigla dell’Ape Maya.
Ma in fondo che ci frega dell’Ape Maya se a carnevale possiamo vestirci da Pantera Rosa?...con un costume rigorosamente fatto in casa con pannolenci rosa e fil di ferro per la coda...La Pantera Rosa è un bel film, di quelli che nella mia TV si vedevano...rigorosamente in bianco e nero.
Bianco o nero?
“La vita è piena di sfumature, non c’è bisogno di catalogarla in due sole vie!”.
“...ma mamma neppure quando si tratta di cioccolato? ”
“Si, purché rigorosamente fatto in casa! ”
Casa nostra è sempre stata un porto di mare...gente che andava e veniva, tornava e rimaneva...tranne le baby-sitter, quelle cambiavano continuamente...anche quelle sempre diverse...
Diverso il cibo, diversi i vestiti, diversi i figli, diversi i genitori...non è da tutti sposarsi camminando su stivaletti alla Beatles e zoccoli olandesi...Chiamare una figlia Alice perché Viola porta sfortuna in teatro.
Un teatro che odora di polvere e cicche di sigarette, un parco giochi alternativo di quelli dove pochi fortunati possono giocare...già perchè la felicità te la devi costruire...
Con un paio di pantaloni passati già per gli armadi di sette cugine, una camicetta dai mille colori cucita a mano, i codini e uno zaino in cui accanto ai quaderni ci sono una mela e un pezzo di torta...rigorosamente fatta in casa!
Magari se avessi agitato ben bene lo zaino la torta avrebbe potuto trasformarsi in una di quelle merendine in cui c’è sempre una sorpresa da montare e la mela sarebbe diventata improvvisamente una lampada da sfregare per chiedere al genio di farmi comprare dai miei genitori Barbie luce di stelle......Ma pare che nello zaino di Mafalda fosse vietato l’ingresso ai tegolini e alle Barbie.
Per fortuna esistono i compagni di scuola che per una fetta di torta ti cederebbero anche la pizza calda e unta del fornaio di Viale Angelico con tanto di Nutella....e allora le ricreazioni diventavano il mio momento conformista, quello in cui il sapore della Nutella diventava qualcosa di straordinario e il fatto che non avessi Baby Mia un dettaglio futile!
Al suono della campanella i miei pantaloni diventavano più belli e la camicia fatta a mano un pezzetto di felicità se in una puntata dei puffi puffetta indossava un vestito dello stesso colore!
“Il gelato al puffo è chimico tesoro”
“Ma mamma se è una spremuta di puffi è...rigorosamente fatto in casa”
...e forse in fondo quel gelato concesso ogni tanto aveva un sapore così buono perché non era possibile farselo venire a noia. Come in fondo non erano mai noiose le puntate del Cacculento Achille se ogni volta succedeva qualcosa di insolito.

(estate 2005)

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ritratto di Valeria

Un pezzetto di Oz

Dolci - Un pezzetto di OzLa zia prepara i biscotti, lo zio dorme accanto a lei, entra Antonia… Antonia? Ma non si chiamava Dorothy, la protagonista de “Il Mago di Oz”? In questo breve testo, liberamente tratto dalla storia di Baum, c'è una cugina antipatica, saccente e petulante che fa perdere la pazienza alla povera zia...

ANTONIA: Ziaaaa! Dorothy di là continua a parlare col caneee… le dici qualcosa?

ZIA: Sì, bella di zia, ho capito, ma perché non fai i compiti? (Riferendosi allo zio) Senti tu come russa questo caprone! (Legge su un grosso librone di ricette. Si avvicina allo zio e gli urla nell’orecchio) Far bollire in un tegame un quarto di litro d'acqua…

ZIO: (Si sveglia di soprassalto) Acqua? Già ho l’acquolina in bocca, c’è un profumino di biscotti in questa cucina! Ti sei alzata presto stamattina! (Si rimette a dormire) Ronf…ronf…ronf…

ANTONIA: Ziaaaaa? Credo che Dorothy mi stia guardando…puoi dirle di non farlo? Non riesco a concentrarmi con i miei compiti…e poi credo che lei non stia studiando… continua a parlare da sola ed a fissare quelle sue scarpette rosse... tutte sporche… Ziaaaa?

ZIA: Sì, bella di zia, ho capito, ma perché non fai i compiti? (Continua a leggere sul suo librone) …aggiungere il burro, lo zucchero, (si avvicina allo zio e gli urla nell’orecchio) un pizzico di sale...

ZIO: (Si sveglia di soprassalto) Sale? Già! Mi sta salendo proprio una fame nera, sono pronti i biscotti? (Si rimette a dormire) Ronf…ronf…ronf…

ANTONIA: Ziaaaaa? Io ho fame quando si mangia? E perché prepari sempre i biscotti? E poi dove li mettiamo? Lo sai che la credenza è tutta piena? Ci sono infilati tutti i tuoi biscotti… Ziaaa? Dorothy gira per tutta la sua stanza con ai piedi quelle scarpette rosse orribili… e indossa un vestito verde per giunta!

ZIA: Sì, bella di zia, ho capito, ma perché non fai i compiti? (Continua a leggere sul suo librone)… e unirvi tutta in una volta la farina mescolando continuamente con un cucchiaio di legno…Un cucchiaio di legno? (Si avvicina allo zio e gli urla nell’orecchio) Dove l’avrò messo il cucchiaio di legno?

ZIO: (Si sveglia di soprassalto) Perché il legno, amore? E’ il tuo ingrediente segreto, forse? Mmm… tu li fai così bene i biscotti! (Si rimette a dormire) Ronf…ronf…ronf…

ANTONIA: Ziaaaaa? Ma perché non svegli lo zio con una palettata sulla fronte? Vedrai che poi non si addormenta più! Ziaaaaa? Mi è sembrato di sentire la voce di Dorothy! Continua a parlare con quel suo cane pulcioso…e sembra che lui le risponda anche… Ziaaaaa?

ZIA: Sì, bella di zia, ho capito, ma perché non fai i compiti? (Rivolgendosi al pubblico) State pensando perché cucino biscotti in continuazione?! E vorrei vedere! Sono sveglia dalle quattro di questa mattina! E sapete perché? Perché il signore qui accanto a me (indica lo zio), russa come un vecchio motore a scoppio! E perché, questa bambina (indica Antonia), sempre qui accanto a me, non smette un momento di farmi domande! Ed io non riesco a dormire! Che devo fare secondo voi? Eh? Su avanti rispondete! Che devo fare? Faccio i biscotti! Faccio tutto il giorno biscotti! (Continua a leggere la ricetta) Rimettere sul fuoco mescolando (urlando) continuamente…

ZIO: (Si sveglia di soprassalto) Continuo a non capirti tesoruccio! Buongiorno, dormito bene? Con chi parlavi? Con me, forse?

 

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ritratto di Alice

Se un pomodoro sapesse di Big bubble sarebbe tutto più semplice...


M: Cosa importa di che colore sono i tuoi vestiti se tanto puoi rotolarti nella terra?!
A: Certo il blu e il nero non stanno tanto bene insieme
M: .....vieteresti ad un corvo di volare nel cielo?
A: No, ognuno è libero di andare dove vuole...certo se questo valesse anche per me sarei potuta andare nel negozio di giocattoli dietro casa.
M: Ma, lo sai, puoi andarci ogni volta che vuoi.
A: Già, ma che gusto c’è se non posso comprare nulla!
M: La felicità te la devi costruire tesoro....
A:....lo potrei fare con i lego?
M: I lego si!
A: I lego sì?...già perché non li hanno inventati gli americani!
M: In America ci sei stata.
A: Si perché viaggiare allarga la mente, come leggere e raccontare.
M: Ti ho mai raccontato di quando dopo l’esame di maturità ho buttato la divisa nel cassonetto sotto la finestra della direttrice?
A: Si, me lo hai raccontato quando volevo il grembiule rosa come le altre bambine.
M: La pantera rosa!
A: Si, uno dei costumi che mi hai cucito a carnevale.
M: Già perché la felicità te la devi...cucire
A: Costruire mamma, costruire! Con pezzetti di stoffa e storie inventate.
M: C’era una volta...
A: Si è vero una volta al mese potevo mangiare la nutella o il gelato al puffo, ma i tegolini non me li hai mai comprati!
M: Da piccola eri identica a tuo padre
A: ...mi mancavano solo gli stivaletti alla Beatles..
M: I Beatles ti piacevano tanto...
A: ...e mi piacciono, ma preferisco le scarpe da ginnastica.
M: Ginnastica?...per poco tempo, hai fatto più danza...
A: Già, ma le punte sono scomode. Preferisco i piedi scalzi...
M: Calzini
A: Calze
M: Gonne
A: Pantaloni
M: Uomo
A: Donna...mamma!?!
M: Ma ti piaceva tanto il gioco delle associazioni di idee!
A: Si, se l’alternativa era “puzzico rampichino chi sta a terra acchiappa”!
M: Un pezzo di torta?
A: No grazie, ho appena mangiato un tegolino!

(Estate 2005)

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ritratto di Valeria

Donne, è arrivato...

Vecchio taormineseDue vecchi mestieri a confronto.

Un arrotino ed un ombrellaio si incontrano in una vecchia stradina di paese, le loro voci squillanti risuonano per tutti i vicoli, uno cerca di prevaricare sull'altro per accaparrarsi più clienti, tra i due non scorre buon sangue...

I due attori appena vedono arrivare il pubblico si fanno avanti dandosi grossi spintoni, l'arrotino porta una bicicletta.

Arrotino: Donne! È arrivato l’arrotino.

Ombrellaio: Donne! C'è pure l'ombrellaio!

Arrotino: Arroto coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto!

Ombrellaio: Donne! Sono arrivato proprio io, l'ombrellaio!

Arrotino: Donne! Io riparo cucine a gas!

Ombrellaio: E Io c'ho pure i pezzi di ricambio!

Arrotino: Se avete perdite di gas io ve le aggiusto!

Ombrellaio: Se la vostra cucina fa fumo io vi tolgo il fumo!

Arrotino: Lavoro subito, immediato.

Ombrellaio: Con pochi soldi e con poco tempo avrete ombrelli, ombrelloni e ombrellini come nuovi!

Arrotino: Oh ma te ne vuoi andare, questa è zona mia!

Ombrellaio: Ecco qua meno male che c'è questo! Donne è arrivato il padrone della strada! Vorresti mandarmi a casa forse? Ma vacci tu!

Arrotino: Che hai detto? Scusa ripeti? Hai detto la parola casa? Per caso? Ma senti questo. Donne! l'avete sentito? Con quale coraggio un ombrellaio qualsiasi vuole mandare a casa proprio me, l'arrotino!

Ombrellaio: E allora spostati co' sta ferraglia, che io c'ho da lavorare!

Arrotino: Ma falla finita! E spostati tu! Che c'hai paura che ti rubo i clienti? Eh? (Rivolgendosi al pubblico...) Guardi qui, signora! Guardi che polpacci: sembrano di marmo!

Ombrellaio: Eh già è arrivato Bartali e pure Coppi! Ma fatti più in là!

Arrotino: Prendi pure in giro tu, ma quando lo fai tu un allenamento così! Estate e inverno, che piova o ci sia il sole, sono sempre in strada a pedalare!

Ombrellaio: Ma senti questo qua, ma chi te c'ha mannato? Senti, mi sono stancato di litigare, la strada è abbastanza grande per tutti e due, tu mettiti lì, io mi poggio su questo muretto...basta che stai zitto!

Arrotino: Grazie capo! Tu si che sei un signore! Donne! È arrivato l’arrotino....

 

Ombrellaio: Sì ma ti ho detto di star zitto!

Arrotino: Donne! È arrivato l’arrotino.

Ombrellaio: Donne! C'è pure l'ombrellaio! Con pochi soldi e con poco tempo avrete ombrelli, ombrelloni e ombrellini come nuovi!

Arrotino: Oh ma te ne vuoi andare, questa è zona mia!

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Le foto di Libera - MENTE...

Le foto di LiberamenteDa molti anni l'Ass. "Rinoceronte Incatenato" organizza per il 25 aprile, una manifestazione chiamata "Libera - Mente" in cui più di sessanta persone, dai 70 ai 4 anni, sono impegnate in monologhi, piccoli cammei teatrali, poesia e prosa, pensieri e ironia. Un modo di ricordare che esiste una possibilità di pensarsi liberi.
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ritratto di Valeria

Se una notte d'estate un attore...

Se una notte d'estate un attore... C'è chi ancora non si dà pace, chi si arrabbia per un non nulla, chi chiede tutto, chi non chiede niente, chi prende e va, chi cammina e cammina lamentandosi solo alla fine.
C'è chi cerca qualcosa e qualcuno, qualcuno o qualcosa, un posto, un nome, un segno da ricordare, un oggetto perso chi sa dove, un costume troppo grande o troppo piccolo.
C'è chi cammina e cammina lamentandosi solo alla fine.
C'è chi ride, chi si diverte tanto, ma tanto, ma proprio tanto che...non ha il tempo per certe cose; c'è chi balla, chi zompetta, chi entra lentamente bussando con candore. C'è chi regala il lavoro di tanti giorni, chi se lo fa pagare, chi lo compra e chi lo vende, chi lo riceve e chi lo dona.

C'è chi cammina e cammina lamentandosi solo alla fine.
C'è chi perde le piume ma recupera il vizio, chi si complica la vita a causa di un pizzico, chi si vede riflesso su uno specchio bucato, chi cavalca un mulo scoprendo un segreto.
C'è chi si colora di tonalità vivaci, chi apprezza le feste ed i loro costumi, chi si contorce e sgambetta chiedendo un passaggio su una zucca poco magica, chi sogghigna pensando al bimbetto in pozione e chi perde i pensieri in una piazza di mattoni gialli.
C'è chi cammina e cammina, ma poi si ferma e regala al pubblico un'esilarante serata.
C'è chi accarezza le note, chi discute del tempo, chi emoziona parlando di favole tristi, chi gusta uno scherzo, chi invita a trovare un essere perso e tanto speciale.

C'è chi comanda e chi si gestisce, chi cerca un aiuto ma non trova il compagno, chi si perde proprio quello, quello lì, "Ma tu l'hai visto? Oh stava lì!"; chi sbuffa, chi gira, chi disegna segnali, chi vede e rivede i lampioni stradali.
C'è chi trama pozioni, chi seduce il passante, chi suona in disparte, chi lancia occhiatacce, chi s'inventa un mestiere. C'è chi piange affacciato, chi corre e inveisce, chi insegue l'onda indossando le pinne, chi spazza e mugugna sperando nel tempo.
C'è chi ricomincia a camminare e camminare lamentandosi un poco anche prima della fine.
C'è chi ti guarda e ride, chi ti guarda e sorride, chi ti guarda e sghignazza, chi ti guarda e chiede "...è finito?", chi ti guarda e non favella...ma poi accenna una qualche espressione e anche stasera si è soddisfatti.
Tanti occhi che guardano, cercano, trovano, seguono, chiedono e dopo? E dopo cosa? Niente, dopo tutto questo c'è stanchezza, sudore, fatica, perdita di lucidità, di arti e di membra, ma si va avanti fino all'alba e anche qualcosa di più.
E dopo cosa? Dopo c'è chi cammina e cammina e si lamenta... permetteteci almeno questo.
E dopo cosa? Dopo c'è la soddisfazione di un lavoro ben fatto, di una crescita interiore, di aver rispettato i sogni di chi non c'è più ma è sempre lì.
Dopo c'è il prossimo anno, il prossimo Borgo...C'è chi ancora non si dà pace, chi ancora si arrabbia per un non nulla, chi chiede tutto, chi non chiede niente, chi prende e va...

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Solo un commediante

Solo un commedianteVoglio una pagina bella, pulita, voglio che rimanga così. Non mi piacciono gli scarabocchi, perché rovinano tutto, accadono all’improvviso e tu non sei preparato.
Le lacrime versate in questi giorni sono dedicate alle persone rimaste con un abbraccio a metà, perché il caso gli ha portato via proprio quella parte che volevano tenersi più stretta. E’ un’emozione viva nel cuore, sono ricordi che sembravano sepolti, era la presenza che faceva la differenza. In questi giorni di dure prove da superare, di voci chiare da dimenticare, di ricordi taglienti che lacerano la mente, c’è chi ha paura di ricordare e dice di non esserne in grado. Tutto ciò è per chi trova la forza nelle altre lacrime, per chi soffre in silenzio, per chi si dispera celando la propria preziosa imperfezione con un perpetuo movimento da fazzoletto a fazzoletto. Essere scaraventati in un tale dramma e non volerci credere è come fissare muti il pavimento.
Le lacrime versate in questi giorni sono per chi ha la colpa di non aver ben presente chi, dove, quando, perché; per chi era lì senza nessun dovere né obbligo.
Le lacrime versate in questi giorni sono per te. Quanto coraggio, forse neanche un po’, si è trattato solo di chiudere gli occhi e lasciarsi andare. Lacrime arrabbiate perché sanno che devono smettere di scendere, perché si sentono in colpa, perché sono convinte di non aver il diritto di soffrire come gli altri. C’è chi sta peggio. Lo so. Ho cercato quelle lacrime. Le ho trovate tra singhiozzi e frasi spezzate, tra abbracci inaspettati e pene sussurrate. E’ vero, è brutto scrivere, si diventa ridicoli…ma le persone si ricordano anche in questo modo. Per fortuna.

A due ragazzi scappati via a vent’anni
Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto e perciò prima che mi possiate fermare devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare, di alzarsi e scappare anche se si sente male, che se si vuole salvare, deve subito scappare!
(Edoardo Bennato)
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ritratto di Valeria

Lo spaventapasseri

campo di granoGiorno e notte, sera e dì
Guardo e riguardo sempre di lì
Spavento allodole, corvi e fringuelli
Faccio paura a tutti gli uccelli!
Sono un pupazzo riempito di paglia
che cerca solo di trovare la voglia
di avere un cervello, un pensiero compiuto
che sappia riflettere in un solo minuto.

Sono alto, simpatico e bello
porto occhiali che mi stanno a pennello.
Il mio padrone mi ha realizzato
in modo che sciocchi il suo vicinato.
Ho due nasi, quattro orecchie e tre occhi,
che sembran sul viso tre scarabocchi.
Ho un vestito quasi perfetto
sembro un robot, senza un difetto.
Vesto di stracci e non ho un cervello,
sul mio testone indosso un cappello
Che piccolo, piccolo si poggia beato
sulla mia testa da vero imbranato.
Di tanto in tanto vado in vacanza
ma tutti si accorgon della mia assenza,
tutti i passeri e gli uccelli intorno
banchettan beati finchè non ritorno.
Mi piace sciare e scalare alti monti
mi piace nuotare e guardare tramonti.
La storia è semplice, quasi scontata
ora però è meglio che vada,
mi aspetta Dorothy, sul sentiero dorato
vogliamo raggiungere il mondo fatato
di un mago strambo, un po’ stravagante
che ascolta i sogni di tutta la gente.

 

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Sì, ma... piccola come?

Sì, ma... piccola come?In una città come quella in cui vivo, la gente si saluta sulla piazza principale, si sorride soddisfatta di essersi incontrata e ti stringe la mano con forza quando si presenta. Molti la criticano e tanti la invidiano, in fondo è quello che succede a tutte le cose rare.

Io sono una rompiscatole con cui non è per niente facile vivere. Sono una che polemizza per qualsiasi cosa, una che vuole avere sempre ragione, una che quando vuole spiegare qualcosa e non ci riesce, sbraita e si arrabbia ancora di più. Faccio una polemica per tutto, dalla stronzata più insignificante al torto più infame, voglio sembrare sicura di me e invece non lo sono. Critico gli altri e non critico mai me stessa.
Se qualcuno mi fa un torto, io chiudo, stop, basta, ci metto una bella pietra sopra e ricomincio, poi qualcuno mi fa di nuovo un torto e allora io chiudo, pietra sopra e così via. Naturalmente “chiudere” non significa “ricominciare come se non fosse successo niente”, no, no…vuol dire perdermi.
Quando la mattina mi sveglio con la luna storta, il sole di traverso e le nuvole in bilico, entro nella piccola città. Lei è sempre pronta ad accogliermi. Magari posso trovarla un po’ sporca, un po’ in disordine, perché la sera prima qualcun altro ha avuto bisogno di lei e magari, la mia luna, il mio sole e le mie nuvole diventano ancora meno impazienti di come mi sono svegliata, ma poi… Eh sì! Ho trovato una cura infallibile per il mio caratteraccio… la pazienza degli abitanti della piccola città. Questi onesti cittadini sono persone normali, non crediate che siano alieni scesi da chi sa quale pianeta, sono ragazzi come me, signore gentili e tanto affettuose, bambini sorridenti e sudati, uomini ricolmi di belle esperienze.

Tutti sono sempre pronti ad ascoltare le tue idee, ad arricchirle con le loro ed a costruire favole meravigliose ed indimenticabili.
La mia piccola città ha fatto crescere la bimbetta polemica e permalosa che ero in una…non diciamo donna, per quelli che mi conoscono potrebbe sembrare eccessivo…ma si, osiamo, in una donna caparbia e forte, che crede nelle idee degli altri e si dimostra capace di metterle in pratica. In una persona fiera dei suoi difetti, perché ha imparato a gestirli ed amarli.

Sia chiaro, non è che questa fantomatica, miracolosa e desiderabile piccola città sia una clinica per rompi palle cronici in cui ti imbottiscono di valium per farti vedere il mondo tutto rosa e fiori! No, no! Avete capito male! E’ un teatro. E’ solo un piccolo teatro.
Delusi? Intendiamoci, non ha un sipario, un foyer e le poltrone di velluto rosso. Non ha niente di tutto questo. E’ una stanza nata dalla stalla di un castello, in cui le persone mettono a disposizione la voglia di raccontarsi che da anni si divincola nel loro fegato.
E’ un luogo raro, dove ognuno esprime con gesti, immagini e parole il suo modo di essere. E’ il posto ideale in cui trasformare la favola di Pinocchio in tante scenette in miniatura, in cui comporre in pochi secondi un testo da mettere in scena su cui lavorare e mettersi in gioco. Su queste pagine, vorrei raccontare quello che la piccola città crea giorno per giorno. Piccola città è solo un nome come tanti altri, è solo un diario di viaggio per quei curiosi che vogliono sbirciare in questo mondo.

Se vi capita di ritornare da queste parti, fatemelo sapere, magari c’è un posto anche per voi.
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ritratto di Valeria

Le vacanze sono finite...

lumacaFata: Ma guarda un po’ nessuno che mette a posto le cose…e giù al portone ancora che urlano e quella lumacona non va neanche ad aprire… Ho i capelli che sembrano la scopa di nonnna belarda…e non trovo la mia spazzola…LUMAAACAAAA, LUMACAAAA DOVE SEIIIIIII? MI AIUTIIIII? NON RIESCO A TROVARE LA SPAZZOLAAAAA …
Lumaca: ah! Ma devo fare tutto io e apri la porta e trova la spazzola… e a me chi ci pensa? Se solo tutti i bambini sapessero che senza di me la fata non sarebbe nessuno…ah se solo sapessero quanto correvo…(rivolta al pubblico) ho dovuto rallentare perché così faccio meno cose…altrimenti sai a fine giornata che stanchezza…
Fata: LUMACAAAAA MA DOVE SEIIIII....
Lumaca:…sentila sentila come urla…

Non è farina del mio sacco, ma descrive bene il periodo che mi aspetta. :P

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Le nuvole di Beslan

Le nuvole di BeslanNuvole! che correte veloci da un cielo ad un altro! Nuvole! Scendete a dissetare la terra! Voi che conoscete solo spazi liberi, voi che non chiedete nulla. Voi che non sapete nè l'offesa nè la difesa: prendete i bambini di Ossezia e fateli vivere liberi.
Nebbia che avvolgi i desideri più nascosti prendi i bambini di Ossezia e sussuragli la canzone del vento, conducili dolcemente su, su, su...verso l'azzurro. Gli uomini accecati dalla voglia di avere, non rispondono al sorriso di un bambino. Gli uomini assetati di potere, non si curano della voglia di vivere dei bambini. Gli uomini mutilati dalla smania d'essere non sanno distinguere tra il loro futuro e la loro morte.
1, 2, 3...389, 390, 391,...Poi, su tutto, s'è fatto silenzio e piano si è alzata la canzone del vento, la nebbia li ha avvolti tutti e quando li ha lasciati andare, una piccola nuvola li ha accolti a sè, cedendogli un pezzetto di cielo. Da oggi quella piccola nuvola continuerà a volare sul mondo e gusterà, dall'alto, gli enormi sorrisi di altri bambini che giocheranno a rincorrersi nei prati. E sarà felice quando gli innamorati la indicheranno a sede dei loro desideri. Triste ogni volta che bisticci e capricci dei grandi troveranno spazio tra i piccoli. Ma ciò che turberà di più la piccola nube sarà la disperazione dei bambini rimasti soli a piangere tra i disastri che non hanno voluto.Ogni volta che sulla terra cadrà una lacrima di un bimbo, quella nuvola si accosterà all'orizzonte e lascerà che il sole vaporizzi la stilla di pianto. Poi, di scatto, si rimmetterà al suo posto e prenderà con sè la gocciolina di acqua salata.
Lacrima dopo lacrima, diventerà una grande nube capace, giocando col vento, di assumere forme sempre diverse.
Riuscità così, ad arrestare il pianto dei bambini disperati, che a naso in sù urleranno: Guarda quella nuvola, sembra un.....
Ma, poi, una volta, si commuoverà, e quando ciò accadrà, le sue lacrime diventeranno pioggia, che, per pochi attimi, prima di risalire di nuovo in cielo, formeranno pozzanghere in cui i bimbi sguazzeranno con le mani o splafferanno con i piedini...E' cosi' che i bambini di Ossezia ritorneranno a giocare con noi.
E noi, che mai sapremo se, i bambini della scuola distrutta, da grandi sarebbero diventati attori o ballerini o scienziati capaci di scoprire un vaccino contro la guerra...Noi continueremo a piangere aspettando che il sole asciughi le nostre lacrime e, guardando il cielo diremo: Guarda quella nuvola...non sembra un bambino felice...
Per favore, potenti della terra, risparmiate almeno i bambini!

Scritto da Benedetto Tudino
Preso dallo spettacolo "La fabbrica dell'immaginario": un epilogo per i bambini di Ossezia.
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Il mio orecchio destro per un regno

il mio orecchio destroCosa accadrà? Cosa accadrà? Oggi si deciderà una parte importante di un futuro vicino. Si sceglierà se vendere o no a qualcuno uno spettacolo ben fatto, ma con attori codardi. Forse sono io la prima a non crederci, non lo metto in dubbio. Il problema è che ho chiuso il mio entusiasmo così bene dentro qualche cassetto che... o non ricordo più quale cassetto sia o ho perso la chiave. Devo pensare a me. Ecco tutto. Basta chiedersi cosa faranno gli altri. Sugli altri non ci si può sempre contare. O meglio, prima bisogna contare su se stessi. Perfetto.

Me stessa cosa pensa? Oltre alla storia del cassetto, s'intende?

Dunque...me stessa...Io sono preparata! Mi sento pronta alla prossima disfatta! Lo dico senza troppi spargimenti di sangue, è così.
Non si dovrebbe dare tutto per scontato, ma stavolta, mi gioco il mio orecchio destro, che andrà come è sempre andata.
Forse occorre guardare le cose con una punta di ottimismo in più, o forse, per non soffrire anche di notte, non bisogna affezionarcisi troppo a questi spettacoli.

Alla fine sono prodotti di un mercato povero che non cambierà mai.
Alla fine sono merce di scambio tra una generazione e l'altra.
Alla fine sono minuscoli pezzi di vetro che ti si conficcano dentro.
Alla fine il cassetto si apre, ma dentro non c'è più niente...

Ma lo spettacolo non più finire così!

Che entrino i clown! Via con le ballerine! No, gli elefanti dopo, almeno le "merdone" si tolgono solo alla fine...

Mi viene in mente una frase che in pubblico non può essere detta per non rischiare sterili polemiche. No, non è una parolaccia. E' un nome, che dalle mie parti è diventato quasi un tormentone....e stavolta ci sta proprio bene.
In alto i calici, che si pronunci il nome... *****! *****!

Perchè si dice questo nome? Per riderci su, per sdrammatizzare una situazione ai limiti dell'assurdo, per sottolineare il lato grottesco di un evento... Curiosi, eh?

Per poter vendere questo spettacolo, "Ma il re è nudo?", serviranno 10 persone, precise...precise nel senso di nomi precisi.
Si presenteranno alla riunione?

La risposta ve la darò domani...
Intanto...
In alto i calici, che si pronunci il nome... *****! *****!
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La puntura

Il bacioQuesto pezzetto di testo teatrale è per un'amica che finalmente, dopo qualche tempo, ha ritrovato il suo sorriso pazzerello!

Pinocchio: Al mondo non si può mai essere certi di nulla…
Fata: Pinocchio ma che vuol dire? Ti ricorderai se oggi sei andato a scuola, se hai fatto merenda… se…
Pinocchio: Fatina?
Fata: Si?
Pinocchio: Cos'è l'amore?
Fata: ...l'amore? Vedi non è proprio facile spiegare l'amore... l'amore è… è… è una liberazione, che torna, torna e ritorna… e gira su se stessa e poi si ripete…
Pinocchio: Non ho capito!
Fata: Spesso capita che mentre cammini per strada ti punga una zanzara… proprio sulla gamba, proprio lì dove non puoi grattarti perché ci sono i pantaloni e la puntura continua a prudere e tu provi a non pensarci ma lei prude. Poi, finalmente torni a casa, ti sfili i pantaloni e puoi grattarti! Ed è una sensazione bellissima…
Pinocchio: Ma la puntura continua a prudere…
Fata: Sì, lei continua, ma anche tu continui a grattare e non ne puoi più fare a meno…
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Ce l'abbiamo fatta!

locandina lavorare con lentezzaLo spettacolo si farà. Eravamo in 9 alla riunione...numero perfetto!

Canto per te che mi vieni a sentire
suono per te che non mi vuoi capire
rido per te che non sai sognare
suono per te che non mi vuoi capire
Nei tuoi occhi c'è una luce
che riscalda la mia mente
con il suono delle dita
si combatte una battaglia
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare
Il mio mitra è un contrabbasso
che ti spara sulla faccia
che ti spara sulla faccia
ciò che penso della vita
con il suono delle dita
si combatte una battaglia
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare...
(Area - album "CRAC" 1975)

 

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L'arte di rischiare

L'arte di rischiareDopo una breve pausa, fatta di vacanze molto corte e riflessioni sul ritorno, la gente della piccola città fa molta fatica e riprendere i ritmi quotidiani del teatro. Anzi, i primi tempi si è anche un po’ scocciati di rivedersi così presto o di tornare a fare quelle lunghe catene telefoniche in cui non si riesce mai ad avvisare tutti. Però poi si tira su il fiato, ci si tappa un po’ il naso e si ricomincia.

E così…anno nuovo, insegna nuova e soliti propositi. Formare una compagnia stabile, fare tanti spettacoli per bambini e ragazzi nelle scuole, convincere i maestri a comprare i tuoi spettacoli…e fai i laboratori e fai nuovi spettacoli e conta quanti siamo e sia chiaro, non faccio tutto io. Le persone volenterose sono tante, ma quelle che realmente mettono in pratica la loro buona volontà sono un po’ di meno. Perché c’è chi ha da fare, non come te, lui ha da fare veramente, e c’è chi deve studiare, non come te, lui deve farlo veramente e c’è chi tiene famiglia. Insomma, riunire un centinaio di persone intorno ad un unico luogo è molto faticoso! Ma a noi ci servi veramente, non come pensi tu! Ora la smetto di parlare in codice e vi spiego bene. E così…anno nuovo. Insegna nuova. La piccola città riapre i battenti. Cosa bisogna inventarsi quando i conti non tornano? Ecco a voi una breve guida pratico-morale per iniziare bene il lavoro in un teatro come il nostro.

- Visto che siamo attori, o ci crediamo tali, la prima cosa da fare è quella di provare a guadagnare col nostro lavoro, ovvero recitando. Così è iniziato lo spaventoso, inquietante e funambolico "giro per le scuole". Come funziona? E’ semplice: si preparano e stampano quintali di depliant che illustrino i progetti, gli spettacoli e le attività dell’associazione, si fotocopiano le schede tecniche (sempre relative agli spettacoli), si unisce il tutto con qualche catalogo di mostre e/o eventi accattivanti, che si vogliono mostrare agli insegnanti per sbalordirli, e si parte.

Le scuole, come gli insegnanti che ci lavorano, sono luoghi misteriosi: o paradisiache isole fuori dal caos urbano, ricolme di bimbi paffuti e maestri pronti ad ascoltarti o…fuligginosi edifici-bunker dove i bidelli hanno il totale controllo di ciò che accade e tu non puoi neanche attraversare il cancello d’entrata se non hai preso un appuntamento!
Nel primo caso, forse riuscirai a piazzare uno spettacolino, magari vicino alle vacanze di Natale; nel secondo caso, scordatelo e ringrazia che il bidello non ti abbia versato sulla camicetta stirata da "mammà" il caffè bollente della la vicepreside.
Una risata però ci scappa sempre, soprattutto quando racconti alle tue "compagne di vendite" le varie disavventure capitate nelle scuole. E anche questo, fa parte delle tue esperienze di vita.

- Visto che siamo sempre attori, ma anche bravissimi cuochi, nella piccola città ci si diverte ad intrattenere una vasta (q.b.) platea di gente con brevi momenti teatrali e invitanti piatti.
Sono nate in questo modo le “cene-spettacolo”, serate dedicate alla buona cucina e all’intrattenimento intelligente, dove si spera, a fine serata, di aver raccolto qualche spicciolo per poter comprare i materiali per una o due scenografie.

- Un bravo attore diventa tale solo quando riesce a trasmettere l’amore per il suo lavoro a qualcuno, sia esso adulto o bambino. Non è da questo romantico assioma che partono i nostri laboratori nelle scuole o almeno non si è abituati a dirlo ad alta voce, ma questo non è un problema, perché dopo qualche anno lo capisci da solo.
E visto che sono i “temuti” laboratori a mandare avanti la baracca, i conti tornano. Non solo nel senso dei soldi, quelli fanno fatica a tornare (n.b. Spesso le scuole non pagano con regolarità il tuo lavoro), ma nel senso dell’amare un lavoro fino in fondo, fino a non sopportarlo più, fino ad esserne pieno. Fino a pensarci anche di notte.

La guida termina qui. Se non avete ben capito qualche punto, potete sempre scrivermi (per favore lontano dai pasti), se avete dei suggerimenti per diventare ricchi in breve tempo teneteveli per voi e buttatevi in politica (dicono che funzioni).
Se vi piace seguire le peripezie di un’associazione di matti ricollegatevi tra qualche tempo, forse avrò trovato altri minuti per scrivere qualcos’altro.
Tra una scuola e l’altra.
Sempre che non diventi ricca.
Ma questo lo escludo.

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Saluti

jotpuree.comSe chiudo gli occhi ti vedo: al centro del palco, i capelli legati, i jeans larghi. Inviti uno spettatore a concentrarsi una volta per tutte sul nostro spettacolo. E come fa a non darti ascolto? Un viso così chiaro e limpido.
Se i ricordi si potessero mettere sotto naftalina, per non farli evadere dalla nostra testa, comprerei mille scatole di cartone e li impacchetterei uno ad uno, come si fa con le cose preziose. Mille scatole, in cui metterei sempre le solite cose che mi piace conservare di te, due o tre sciocchezze di cui sono gelosa e che non voglio condividere con nessuno. Basta sapere solo che le terrei lì, chiuse in un armadio, al riparo dalla polvere. Ma poi penso a cosa servirebbe lasciarle lì. Nessuno potrebbe riderci su, come invece capita adesso; nessuno le ricorderebbe più.

Carissima,
ti scrivo questa assurda lettera, per dire al tempo che passa, di smetterla di fare tutto questo chiasso. Tanto non è lui, che scandisce i giorni in cui tu non sei più qui.
Quindi la sua presenza è pressocchè inutile. E poi vorrei ricordargli che la finisse di piovere, perchè le giornate si fanno tristi per colpa sua.
Non è per niente utile il suo lavoro. Ricordiamo i momenti senza di te dagli spettacoli che non fai più con noi e quindi non ci serve qualcuno che ci ricordi che due anni fa i miei genitori erano partiti per le vacanze, come fanno da due anni a questa parte, che due anni fa avevo parecchi impegni di lavoro, proprio come da due anni a questa parte e che due anni fa tu decidevi di essere stanca una volta per tutte e di...scappare via, portandoti dietro un piccolo fiore viola tra i capelli.

Nuvola col naso rosso, ora non devi più preoccuparti, perchè sta a te decidere come passerà questo altro anno.
Io posso solo dirti che conservo gelosamente poche parole, una manciata di ricordi, rumori di risate.

Un'ultima cosa. Se potessi tornare indietro, ti chiederei solo di salutarmi, ma non così tanto per fare, ti chiederei di salutarmi bene, con un abbraccio, una pacca sulla spalla, due baci sulle guance.
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Sfumature pericolose

Non si tratta di essere amici, non si tratta di rimanere in silenzio per non peggiorare la situazione, non si tratta di schierarsi a favore di un’idea o di una scelta. Si tratta di rispetto, fondato sulla collaborazione, sulla fiducia, sul proteggere persone che ancora non conoscono il gioco e le sue regole. Sul parlare chiaro, senza doppi sensi, senza la banale spicciola psicologia del “terrore”. E’ tutto qui. Per favore se preferite lasciar correre, ditelo, ma rispettate almeno le emozioni. Quelle degli altri. Quando si comincia un lavoro e ci si crede fino in fondo, alcune parole non dovrebbero neanche essere pronunciate. Alcuni atteggiamenti non dovrebbero essere neanche presi in considerazione. Ma a noi piace far cadere tutto nell’oblio, nel famoso e facile “dimenticatoio”, nel creare ostacoli dal nulla.
Oh come ci piace.

A noi piace sguazzare dentro i nostri problemi, i nostri impegni, le nostre influenze, i nostri “non posso”.

O come ci piace.

Non chiediamo altro. Appena se ne presenta la possibilità, l’occasione, nessuno si tira indietro. A noi piace parlare per altri, giustificare i loro problemi, i loro impegni ed i loro sensi di colpa. Tanto mica ci andiamo di mezzo noi. Noi siamo quelli che parlano per…Peccato che ora i “loro” problemi non c’entrano niente, ora non è quello l’argomento di cui si discute. Peccato proprio. A noi piace far sembrare i nostri limiti un ostacolo insuperabile, una parola non detta, uno sguardo fuori dalle situazioni pericolose.

Oh come ci piace.

Alla fine però si finisce per distruggere l’unica esperienza positiva che ti era capitata. E allora? E allora ci metti una bella, ampia e sfarzosa toppa, che diamine! In fondo non muore mica nessuno, in fondo se qualcuno ci rimane male si può sempre consolare. In fondo noi avevamo detto che…e poi la vacanza di uno….scusa ma non hai capito…è assurdo…

Parole messe lì, regalate al primo offerente per essere stracciate, ricomposte e servite su un vassoio di falsi incoraggiamenti, false supposizioni, beceri ottimismi.

Io voglio vivere di questo lavoro, ma non calpestando i desideri di chi ti chiede tanto senza ricevere niente in cambio. Io voglio parlare chiaro a chi si fida di me, a chi una notte d’estate mi ha detto grazie, grazie per tutto quello che avevamo vissuto insieme, grazie per non aver preteso mai niente che non potevo darti, grazie per aver accettato chi da tempo non c’era più. Grazie a te per il rispetto e la sincerità, velati da lacrime, che mi hai donato in quella notte.

E a voi, l’ha mai detto nessuno? Sicuramente, non sono qui per mettere in dubbio questo. Allora visto che si parla di qualcosa che tutti si sono sentiti dire, che tutti hanno desiderato sentirsi dire, che tutti hanno detto ad altri, per favore evitate di distruggerlo.

Visto che siamo persone e non calzini.
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Il pagliaccio

Il circoNo! Per favore, gentili spettatori, stasera niente applausi. Vi prego. Finite con calma i vostri pop-corn, seduti su queste comode poltrone, ma non applaudite. Stasera, Giocondo Millerisa sciopera! Ebbene, mio amato pubblico, per qualche sera resterò a guardare IO, i vostri esilaranti volti. Mi sono stancato del mio lavoro, in perenne equilibrio su un grosso pallone di plastica. Non ce la faccio più a barcollare, indietreggiare, rotolare...

Sì, lo so, che sono uno dei pochi pagliacci in circolazione che si immola su un pallone da spiaggia, ma capitemi! Ho i calli ai piedi, le ginocchia storte, i talloni sbilenchi e tutto questo solo per stare in equilibrio su una stupidissima sfera di plastica!

E no, ora basta!
In questo circo, di tutti i pagliacci che sono qui, neanche uno ha avuto anche solo il coraggio di provare a stare ritto su un pallone. Neanche uno!
E vedi poi il padrone come li coccola, li accarezza, li riempie di attenzioni! E a me? Mazzate! Mazzate a non finire!

E' mai possibile che ci rimettano sempre quelli che hanno il coraggio di provarci? E invece chi si tira indietro riceve tenerezze, pacche sulle spalle...”Vedrai, andrà meglio la prossima volta!”; “Coraggio possono farcela tutti, continua a provare!”...”L'importante è che ti diverti...

A me solo mazzate. Perché sono quello “coraggioso” che ha la testa dura e che tanto non si fa mai male.

Li so solo io, i lividi che devo nascondere col cerone prima di andare in scena!

Li sento solo io i bernoccoli sulla testa che mi procuro a forza di camminare su un pallone!

Gentili spettatori, ma che vi ridete?
Vi sto raccontando tragedie, non barzellette. Queste sono le tragedie della mia vita!
E basta ridere! Sempre così voi!
Non c'è una volta che prendiate sul serio un pagliaccio! Anche lui può farvi riflettere, che credete.

Tanto stasera sciopero, non mi fate cambiare idea!

E domani sera, quando entreranno in scena gli altri clown con le loro solite gag del fiore appassito o del secchio d'acqua vuoto non vi lamentate. Non venite a chiedere di me! Capito?

Giocondo Millerisa sciopera e lo fa solo per sperare che il suo pubblico a fine serata si domandi:”Carino lo spettacolo, ma non mancava qualcosa?”
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