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Sfumature pericolose

ritratto di Valeria
Non si tratta di essere amici, non si tratta di rimanere in silenzio per non peggiorare la situazione, non si tratta di schierarsi a favore di un’idea o di una scelta. Si tratta di rispetto, fondato sulla collaborazione, sulla fiducia, sul proteggere persone che ancora non conoscono il gioco e le sue regole. Sul parlare chiaro, senza doppi sensi, senza la banale spicciola psicologia del “terrore”. E’ tutto qui. Per favore se preferite lasciar correre, ditelo, ma rispettate almeno le emozioni. Quelle degli altri. Quando si comincia un lavoro e ci si crede fino in fondo, alcune parole non dovrebbero neanche essere pronunciate. Alcuni atteggiamenti non dovrebbero essere neanche presi in considerazione. Ma a noi piace far cadere tutto nell’oblio, nel famoso e facile “dimenticatoio”, nel creare ostacoli dal nulla.
Oh come ci piace.

A noi piace sguazzare dentro i nostri problemi, i nostri impegni, le nostre influenze, i nostri “non posso”.

O come ci piace.

Non chiediamo altro. Appena se ne presenta la possibilità, l’occasione, nessuno si tira indietro. A noi piace parlare per altri, giustificare i loro problemi, i loro impegni ed i loro sensi di colpa. Tanto mica ci andiamo di mezzo noi. Noi siamo quelli che parlano per…Peccato che ora i “loro” problemi non c’entrano niente, ora non è quello l’argomento di cui si discute. Peccato proprio. A noi piace far sembrare i nostri limiti un ostacolo insuperabile, una parola non detta, uno sguardo fuori dalle situazioni pericolose.

Oh come ci piace.

Alla fine però si finisce per distruggere l’unica esperienza positiva che ti era capitata. E allora? E allora ci metti una bella, ampia e sfarzosa toppa, che diamine! In fondo non muore mica nessuno, in fondo se qualcuno ci rimane male si può sempre consolare. In fondo noi avevamo detto che…e poi la vacanza di uno….scusa ma non hai capito…è assurdo…

Parole messe lì, regalate al primo offerente per essere stracciate, ricomposte e servite su un vassoio di falsi incoraggiamenti, false supposizioni, beceri ottimismi.

Io voglio vivere di questo lavoro, ma non calpestando i desideri di chi ti chiede tanto senza ricevere niente in cambio. Io voglio parlare chiaro a chi si fida di me, a chi una notte d’estate mi ha detto grazie, grazie per tutto quello che avevamo vissuto insieme, grazie per non aver preteso mai niente che non potevo darti, grazie per aver accettato chi da tempo non c’era più. Grazie a te per il rispetto e la sincerità, velati da lacrime, che mi hai donato in quella notte.

E a voi, l’ha mai detto nessuno? Sicuramente, non sono qui per mettere in dubbio questo. Allora visto che si parla di qualcosa che tutti si sono sentiti dire, che tutti hanno desiderato sentirsi dire, che tutti hanno detto ad altri, per favore evitate di distruggerlo.

Visto che siamo persone e non calzini.
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