La civiltà non raggiungerà la perfezione finché l'ultima pietra dell'ultima chiesa non sarà caduta sull'ultimo prete.
Émile Zola
La civiltà non raggiungerà la perfezione finché l'ultima pietra dell'ultima chiesa non sarà caduta sull'ultimo prete.
Émile Zola
In una città come quella in cui vivo, la gente si saluta sulla piazza principale, si sorride soddisfatta di essersi incontrata e ti stringe la mano con forza quando si presenta. Molti la criticano e tanti la invidiano, in fondo è quello che succede a tutte le cose rare.
Io sono una rompiscatole con cui non è per niente facile vivere. Sono una che polemizza per qualsiasi cosa, una che vuole avere sempre ragione, una che quando vuole spiegare qualcosa e non ci riesce, sbraita e si arrabbia ancora di più. Faccio una polemica per tutto, dalla stronzata più insignificante al torto più infame, voglio sembrare sicura di me e invece non lo sono. Critico gli altri e non critico mai me stessa.
Se qualcuno mi fa un torto, io chiudo, stop, basta, ci metto una bella pietra sopra e ricomincio, poi qualcuno mi fa di nuovo un torto e allora io chiudo, pietra sopra e così via. Naturalmente “chiudere” non significa “ricominciare come se non fosse successo niente”, no, no…vuol dire perdermi.
Quando la mattina mi sveglio con la luna storta, il sole di traverso e le nuvole in bilico, entro nella piccola città. Lei è sempre pronta ad accogliermi. Magari posso trovarla un po’ sporca, un po’ in disordine, perché la sera prima qualcun altro ha avuto bisogno di lei e magari, la mia luna, il mio sole e le mie nuvole diventano ancora meno impazienti di come mi sono svegliata, ma poi… Eh sì! Ho trovato una cura infallibile per il mio caratteraccio… la pazienza degli abitanti della piccola città. Questi onesti cittadini sono persone normali, non crediate che siano alieni scesi da chi sa quale pianeta, sono ragazzi come me, signore gentili e tanto affettuose, bambini sorridenti e sudati, uomini ricolmi di belle esperienze.
Tutti sono sempre pronti ad ascoltare le tue idee, ad arricchirle con le loro ed a costruire favole meravigliose ed indimenticabili.
La mia piccola città ha fatto crescere la bimbetta polemica e permalosa che ero in una…non diciamo donna, per quelli che mi conoscono potrebbe sembrare eccessivo…ma si, osiamo, in una donna caparbia e forte, che crede nelle idee degli altri e si dimostra capace di metterle in pratica. In una persona fiera dei suoi difetti, perché ha imparato a gestirli ed amarli.
Sia chiaro, non è che questa fantomatica, miracolosa e desiderabile piccola città sia una clinica per rompi palle cronici in cui ti imbottiscono di valium per farti vedere il mondo tutto rosa e fiori! No, no! Avete capito male! E’ un teatro. E’ solo un piccolo teatro.
Delusi? Intendiamoci, non ha un sipario, un foyer e le poltrone di velluto rosso. Non ha niente di tutto questo. E’ una stanza nata dalla stalla di un castello, in cui le persone mettono a disposizione la voglia di raccontarsi che da anni si divincola nel loro fegato.
E’ un luogo raro, dove ognuno esprime con gesti, immagini e parole il suo modo di essere. E’ il posto ideale in cui trasformare la favola di Pinocchio in tante scenette in miniatura, in cui comporre in pochi secondi un testo da mettere in scena su cui lavorare e mettersi in gioco. Su queste pagine, vorrei raccontare quello che la piccola città crea giorno per giorno. Piccola città è solo un nome come tanti altri, è solo un diario di viaggio per quei curiosi che vogliono sbirciare in questo mondo.
Se vi capita di ritornare da queste parti, fatemelo sapere, magari c’è un posto anche per voi.
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| Si ma piccola come.rtf | 22.5 KB |
commenti
Invia nuovo commento