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Sette

ritratto di Ceresfero
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Ebbene anche io ritorno a volte. Non fatemi inquietare, almeno voi, indovinate il motivo del titolo, vi prego.

Detto ciò, questa cosa, parla di me di una lei della mia lei e di quelle parole tristi che mi piaciono tanto. Potete prendere un pezzo per volta a leggerla. Sembrano poesie sciolte, son una sola poesia. O almeno credo che sia una poesia, non so come chiamarla.

Buona lettura.
______________________

Gelosia

Gelosia, sottile dolore, gioco sensato in assenza d'amore.
L'ò presa per mano. Ho assaggiato le sue labbra.
Sporco, macchia nera che pulsa nel proprio buio.
Che bello il calore del silenzio.
Un silenzio cupo, soffocante, nato dalla paura.
Paura di sapere, paura di non capire.
Paura, paura, fottuta esistenza.

Rabbia.

Ho rabbia, me ne sento sgorgare.
Mi son lasciato scivolare molto lungo
il corpo e nel tempo.
Ho cercato due labbra che fossero
acqua, purificatrice e tenue carezza.
Le ho, mie sono mie, ma non so.
Scivolo nel mio tempo.

Follia.

Follemente mi consumo in salti di
emozionante paura. Adrenalina
veloce, rabbiosa, vogliosa e mortale.
C'è sempre quel sottile piacere
nel giocare a tirare una fune.
Fune che pare cavo d'acciaio,
fune che crediamo di conoscere,
fune che alla fine si rompe.

Silenzio.

Quella curiosa maschera che indosso.
Mi ha detto: -Ecco, sei di nuovo misterioso.-
L'ho guardata, tolto il cappuccio, stessa maschera
chiamata bugia. Maschera chiamata falsità.
Il mio volto, questa è, la triste verità.
-No, sono me stesso- l'unica possibile risposta.
C'è del senso nel tutto. C'è del senso.

Curiosa.

Curiosa, dispettosa, giocosa, bambina.
Sa chi sono. Sa che le sue labbra
mi tentano. Lo sa. Ne ride.
Si compiace della sua forza.
Gatta che si accovaccia, fiera in caccia.
Mi fissa, occhi vivi alghe ammaliatrici dolci assassine,
mi chiama a se. Non resisto al mio desiderio.

Dove si rompe la corda?

E scivolando, in un tripudio di dimenticanza
e frustrazione, perdo il senso d’ogni azione.
Pensieri sconnessi, di logica stretta, furia
paura angoscia che aspetta.
Salutarsi, mentirsi, scusarsi, toccarsi.
Scendere piano su quelle labbra con lo sguardo,
tanto lo so d’esser bugiardo,
guardare e ricordare del tempo passato
dove il segreto intimo fu svelato.
Ti fisso, lo so d’aver gelosia,
niente senso in questa inutile follia.

Fine.

Niente pertugi, fughe o scappatoie,
se di ogni cosa finisco le voglie.
Stanco di un inutile pensiero
volgo lo sguardo più o meno serio,
taccia il vento, sole e pioggia,
vinca la luna e la mente su cui poggia.
Il mio silenzio, maschera odierna,
decido che sia favola moderna.
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