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Passare da una follia a me

ritratto di Ceresfero
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Passare da una folle e cieca speranza a se stessi, scarlatti pensieri bollate intuizioni eretiche e istantanee follie. Desperarsi del proprio essere libero e audace pensatore, per cosa? La morale di tutti noi.
Pensatori morti in gelide prigioni, pazzi che professano angoscianti ideologie. Chi sono? Piccoli e semplici uomini con tanta voglia di darci eppure perseguitati. Siamo caduti più di una volta, noi tutti, uomini di questa terra, siamo caduti in cieche ideologie, falsi profeti sbiancati da moralismi e razzismi. Potere ora esprimere tutto un pensiero, potere dire "Io sono diverso da te e insieme siamo completi". Molte volte forse ci perdiamo in labirintiche prese in giro verso noi stessi, chiudiamo gli occhi difronte a realtà trasfigurate, pezzi di moralismo che ci sfrutta per dominare, siamo sotto un giogo invisibile, persone dietro pure verità ci guidano e manovrano. Chiedere di essere un burattino senza fili, essere una solida realtà in un mondo di liquida opaca quotidianità. Non saranno sensate molte delle cose che dico, ma infondo, quanti di voi sono realmente interessati alle parole di qualcuno che scrive per sentirsi vivo e reale? Bene signori, io ho aperto la mia mente per farvi vedere cosa posso sognare, ora, voi fatemi vedere quanto potete capire dei sogni di un piccolo uomo.

Passare da una follia a me

Tacita la notte. Mi abbraccia. Perdente prima come in futuro, mi castro ogni idea davanti alla pallida freddezza di uno schermo. Ogni soluzione scoppia in un vuoto tremore di vetri rotti. Ogni sensazione è diffusa in una dolorosa smorfia di calcolato disgusto. Non è voglia di non capire, è impotenza. E’ la sua voce, quell’ordinaria sequenza di sillabe impazzite, d’ipocrisie, un tasto scordato di un piano senza padrone. Lenta è l’agonia che la sera si porta dietro. Interi attimi, se non un’intera vita passata a lasciarsi morire. Uno sfacelo che si sposa con la paura e l’ignoranza. Tristemente respiro salassi di vita avvelenata e con faccia sorridente vi di coche sto bene. Così, cari signori, la vostra grassa ipocrisia è soddisfatta. Vi prego, ora, levatevi dai piedi, ho da fare cose serie. Devo sorridere per me stesso, mi sorrido per non spezzarmi. La rassegnata obbedienza è la prova della vostra vittoria. Gioite genti. Gioie ed ammazzate. Dai, non fate quelle facce, su siete voi che avete inventato la Santa Guerra, la necessità di fare una razza pura, di uccidere liberi pensatori scomodi filosofi piccoli uomini. Non un corpo avete risparmiato, genti che videro pianeti muoversi o che dissero che la vera religione non risiede in un palazzo che puzza d’incenso, persone che non mascherano la loro voglia di amore con persone uguali a loro. Scuole di pazzia e sposalizi di potere, voglia di essere Dio senza sapere essere prima uomo. Basta signori, diciamoci le cose come stanno, noi siamo sotto una dispotica e incessante dittatura. Piccole menti borghesi e clericali, radicati idealismi da buon soldato e saggio eroe, cavolate. Ho trovato più saggezza e pura sincerità in una parola detta con odio che in milioni di parole dette con gratuita bontà dalle vostre bocche. Ho letto di casa distrutte, di donne uccise senza pietà perché streghe. So di piccoli uomini comandati da un uomo che dice di essere un figlio giusto, bene, ogni vostra giustizia infilatevela dove volete, io non ho bisogno di essere un figlio giusto, io i miei sbagli li misuro col mio metro, con la mia anima e con la mia fede. Io ho fede in poche cose, ma sono cose più sacre di un Dio. Gioite e ammazzate gente, lo avete fatto da sempre e sempre lo farete nei vostri cieli sono pieni i martiri, siamo gli unici che per non far brutta figura rendono santi i morti che loro stessi hanno ucciso, ipocrisia e fede, connubio di vita, bacio in morte.
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