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Non lo so

ritratto di Ceresfero
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Ho riaperto un file vecchio. Un file che avevo cominciato a scrivere credo un anno fa. Non so perché, ma le mie mani hanno cominciato a battere sulla tastiera. Ne è scaturito il seguente testo. E' triste, lo so, ma è me. Prendetelo come è. Parole. Non lo so .

Non so mai che titolo mettere ai miei cretini e malinconici pensieri che navigano dentro. Un giorno, quando di sicuro trovo un senso a tutto, penso che scomparirò. Per una battuta ho creduto, realmente, di essere l'angelo della malasorte. Son colui che ti accompagna nei vicoli neri, ti prende per mano, ti porge una spalla, un petto, si lascia riempire di lacrime e dolore.

Gente, io AMO. Amo con la A e tutto il resto maiuscolo.

Ma amo in maniera confusa, irrazionale, troppo folle. Non ci riesco, non riesco a scrivere cose allegre. Datemene atto. Siamo una generazione lugubre, scura, cattiva. Si, siamo noi. No anzi, siamo alcuni di questa generazione.

Osservo mia madre, quanto la amo, quanto mi ammazza, quanto non riesco più a capirla. Prima era mia madre, ora è un'estranea. Una persona che scivola me. Me l'ha cambiata, il tempo, la vita, le persone, le morte, le nascite. Vuole l'autorità, il rispetto, la comprensione.

Io sbaglio, ne prendo atto sempre, faccio cazzate, faccio cose di cui non vado fiero. Ma, almeno da parte mia, almeno fino ad oggi, non ho mai provato bisogno tanto grande di prendere tutta la mia vita, chiuderla in un foglio di carta e darle fuoco. Voglio scappare, ma scappare lontano. Lontano tanto da perdere pure la mia memoria. Voglio un oblio.

Datemi un soffio di Vento.

Un bruciante Ostro. Vento e sabbia che mi graffino a ogni passo. Urla beduine, urla selvagge. Ruggiti di leoni e gridi di morenti gazzelle. Datemi il ciclico essere della vita.

Un selvaggio Ponente. Orsi e aquile che libere danno sfogo a forza e vita. Cavalli che liberi corrono nelle sconfinate pianure vergini. E uomini, folli dai troppi sogni bagnati da rhum e disperazione, scavare come goblin in caverne scure in cerca di oro.

Una mortale e fredda Tramontana. Silente signora. Fredda Dama. Scende con il suo velo di fredda bellezza, una coltre di neve. Nei suoi urli, si nascondon parole che per maledizione, non possiamo udire. Sarà solo un bisbiglio prima della morte a chiarire il suo verbo.

Un profumato Levante. Spezie e sete. Coltri dove immergere me stesso e una dama in un abbraccio di languide stoffe.

Datemi un Vento, pure minore.

Datemi un Vento.

Fate pascolare i miei sensi intorpiditi in un oblio di nulla facenza. Fate scorrere troppe righe sul mio cuore, fatelo cadere nella rete che lo soffoca.

Posso porgere una mano, raccogliere una manciata di terra e vederla sterile. Posso passare una mano sulla mia schiena e sentire le mie invisibili ali. Sono forse l'angelo della malasorte.

Ho un padre, perso nei suoi sogni confusi, che cerca una giustizia al proprio agire. Cosa posso fare io se nella sua vita sono un trofeo?

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