Ho pianto sulla tomba del vento
Ho pianto sulla tomba del vento
La Folla. La folla mi acclama. Il freddo del vento che mi scompiglia i capelli. Il mio volto coperto. Una maschera oblunga, grigiastra e spaventosa. Ho coperto con mille dita i miei sentimenti, abbracciati in grembo. Ho trattenuto lacrime e sospiri. Due occhi mi hanno osservato. Due occhi che per lunghi anni ho reputato luce pura e liquida. Forza signori, venite ad osservare il bieco giullare della vita. Non posseggo stelle o fiori o mente. Posseggo me stesso, nella mia incompiutezza, non posseggo però le mie idee. Chi mai oserebbe baciare il mostro? Che mostro sono? Non ho corna, né ali, niente artigli o fauci. Sono un mostro dentro, come tutti voi. Un essere con una forma sbagliata, sono solo lo specchio dell’anima della terra. Mille pezzi e la cornice, vecchio rovere di botti ubriache, sono il mio mondo e croce. Scalzo danzo nei meandri di quello che chiamate mondo, vetri sassi spine e fili sono i miei passi. Non vi ho mai promesso di costruire palazzi o portare la pace nel mondo. Non mi faccio portatore di buone novelle o sensi comuni di genti disperate. Io passo le mie ore a cogliere la disperazione della gente, la mangio me ne nutro. Mi sazio e mi disgusto delle loro paure, angosce ed ansie, metabolizzo il tutto e vomito loro addosso una felicità che li rapisce. Un dolce senso di disgusto per il normale, voglia di osservare il contorcersi di un ragno su una fiamma. Chiudere il mio cuore il un barattolo. Forza signori, benpensanti e intellettuali che vi saziate di frasi senza vita, vi offro un cuore, straccio di emozioni che non potete capire se non le provate. Non dico di essere il ricettacolo del mondo, ma so in cuor mio, che il mondo ha un grosso buco nel suo mezzo. Vecchio borgo consumato e sporgo, recitava l’epitaffio di una città, nelle tue ossa ho nascosto la mia tristezza e nelle tue ombre la mia anima. Ho percorso le tue vie, solo e ho pianto sull’alito del vento che le persone intorno a me recepivano come parole. Nessuna casa che abbia questo nome. Nessuna donna che abbia questo nome. Ho perso due occhi di luce pura e liquida, ho perso un amore. Scorrere volti di mediterranea bellezza, muscoli che si muovono e seni coperti e strozzati dai tessuti. Osservare come amiche si struggano con noi, ma in solitario silenzio in pene similari. Baci rubati infine. Gioia disperata, voglia di sentirsi lì, in quelle sue mani, braccia vicino alle sue labbra e i suoi occhi, coperti da lenti che mi osservano. Ho perso un amore, ho smarrito un vita, giaccio ai piedi della tomba del vento che sciocchi uomini chiamano silenzio.
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