Sii il mondo, prima che questo possa pensare di cambiare.
-berlusconi
Un racconto d'amore. In epoca di Dico/Pacs e durante il periodo di San Valentino, mi sembrava giusto condividere con il web un racconto uscito dalla mia mente diverse stagioni fa. L'ho un po' sistemato ma la trama è rimasta invariata. Spero che vi piacerà. Se no, pazienza.
Non era disagio per me fare l'amore tra i santi, a pochi metri dalle rive del mare, il vento che fischiava tra le finestre e le porte del piccolo appartamento, e il rumore delle onde quando il tempo si faceva brutto e le nuvole oscuravano il mare e la sabbia diventava fango.
Durante l'inverno del 2003 andavo spesso lì con Nicoletta, in quel monolocale che i suoi genitori affittavano l'estate ai turisti, perlopiù romani o del lazio, che si facevano un'economica vacanza a San Lorenzo.
Ma d'inverno no, la casa era vuota e triste e ogni tanto toccava andarla a pulire altrimenti si facevano le ragnatele e a primavera le formiche avrebbero invaso la cucina in tempo per renderla inutilizzabile l'estate.
E ogni tanto a Nicoletta toccava andarci da sola a pulirla, prendeva la panda verde e si faceva metà raccordo.
All'inizio non le piaceva dover andare da sola a pulire una casa che non avrebbe mai abitato, nemmeno se i genitori gli davano la paghetta per divertirsi il sabato.
Poi mi conobbe.
Accadde un giovedì sera, davanti al bancone del bar di una discoteca rock al centro di Roma. Mentre il Dj passava i Nirvana a un volume talmente alto da far gracchiare le casse, io m'avvicinai a lei, per purissimo caso. In realtà stavo cercando di conquistarmi l'attenzione del barista. Lei mi notò fermò il barista e lo diresse verso di me. La ringraziai a cominciammo a fare conoscenza. Era venuta lì con un suo amico, questo ci provò, lei gli mollò uno schiaffo e lui per ripicca la lasciò lì senza macchina.
Parlammo tutta la notte, nonostante la nostra voce era sommersa dal rumore assordante delle casse che vomitavano musica a pochi metri di distanza.
Poi, la proposta: "Ti va di fare quattro passi?"
"Qui fuori?", le chiesi io.
Ma io non avevo capito. Lei voleva portarmi in quella casetta in riva al mare, dove d'inverno, spolverando mobili e pulendo pavimenti, si poteva rimanere bloccati dagli acquazzoni mentre i fulmini cadevano nell'acqua dando uno spettacolo a cui Nicoletta assisteva da sola.
Inizialmente ero titubante, in fondo non la conoscevo. Lei mi vide indeciso, e cominciò a prendermi in giro: "Ma come, hai paura di me?".
Non potevo certo darle questa impressione, così decisi finalmente di andare lì con lei. Arrivammo alla macchina, e ce la svignammo alla svelta dal parcheggiatore abusivo a cui regolarmente non regalavo un solo centesimo.
"Che vadano a lavorare - pensavo tra me e me - invece di rubar soldi alla gente!"
Mezz'ora dopo fummo lì. Erano già le quattro di notte, ma io non mi dovevo preoccupare dell'orario e altrettanto mi rispose lei.
Non avendo le chiavi del monolocale, con una forcina fece leva su una finestra che si aprì facilmente, poi, facendo cenno di fare silenzio, si diresse verso una specie di pannello di controllo e solo dopo capii che aveva disinnescato l'allarme.
"Ecco perché non ci preoccupiamo di far riparare la finestra", mi disse semplicemente.
Poi accese la luce della cucina, aprì il frigo e tirò fuori una Peroni, poi prese due bicchieri di carta, aprì la bottiglia con i denti e versò il suo contenuto. "Non è granché - mi disse - ma è sicuramente meglio di niente"
I minuti passavano e noi parlavamo sempre meno. Lei se la cavava con poche parole, frasi fatte, di circostanza. Io, quando andava bene, a monosillabi, o semplicemente muovevo la testa su e giù, annuendo di continuo a tutto quello che mi raccontava, inebetito dalle sue esperienze di vita.
Poi ci sedemmo sul divano, lei mi guardava mentro io osservavo la schiuma della birra nel mio bicchiere, poi io mi voltai, la fissai negli occhi, lei poso il bicchiere senza togliere lo sguardo da me, e si buttò sulle mie labbra.
Rimanemmo sul divano fino alle cinque e mezza circa, poi si alzò m'indicò a gesti di seguirla e ci ritrovammo nella stanza, l'unica stanza da notte, con un letto matrimoniale che sembrava appena fatto e, appese alle pareti, decine di foto con santi di tutti i tipi, dagli apostoli fino a Santa Maria Goretti. E poi crocifissi, madonnine contenenti l'acqua di Lourdes e i santini di Padre Pio sul comò.
Prendemmo a frequentarci regolarmente; ogni giovedì sera c'incontravamo nello stesso locale tra la musica assordante e la puzza di alcool. Ogni giovedì sera la trovavo rigorosamente lì, davanti al bancone del bar a sorseggiare birra da tre euro e un Bacardi breezer chiuso, sopra il bancone del locale, e quando mi vedeva accennava un sorriso e mi porgeva la bottiglia di vetro ancora fresca, come se poteva indovinare il momento esatto in cui comprarla affinché si trovasse alla giusta temperatura - né troppo ghiacciata, né troppo calda, ma proprio fresca, come piace a me.
E regolarmente potevo vederla con un vestito ogni volta diverso: impossibile vederle indossare lo stesso colore due volte, altrettanto impossibile vederle ripetere gli stessi gesti due volte. Certo, ogni volta che la vedevo, avevo un bicchiere di birra tra le labbra e la Bacardi per me sul bancone. Ma non ripeteva mai gli stessi gesti, ogni volta vederla era una nuova scoperta i miei sensi erano costantemente impegnati a scoprire nuovi movimenti, nuove espressioni del suo corpo, tanto da non riuscire a fissare quelle più vecchie, tanto da farmi credere di avere a che fare ogni giovedì con una donna diversa. E con la certezza che il giovedì seguente l'avrei ritrovata di nuovo lì.
E il tempo passava lento, come al solito, durante la settimana, e troppo veloce la sera del giovedì. E l'inverno scorreva e poi venne velocemente il 2004, lasciandomi il ricordo della neve sulla spiaggia, dei tuoni che si sfrangevano nel mare, e di quella stanza piena di santi con cui ormai avevo preso confidenza e ogni tanto li chiamavo per nome e Nicoletta rideva, rideva e rideva ancora, e rideva ancor di più quando facevo incontrare la "Signorina Maria" con il "Signor Pio" e poi San Tommaso che litigava con la Madonna di Madjiugorie perché diceva che non ci credeva se non la vedeva lacrimare sangue sul momento e quella non gli dava mai la soddisfazione ma gli faceva sempre trovare la lacrima giù secca lungo il suo dolce collo fotografato su una cartolina incorniciata.
Ma la parte della padrona di casa spettava a una Madonna in primo piano, un grosso quadro sopra il letto matrimoniale rispettata e venerata da tutti gli altri santini. Magra soddisfazione se non si è venerati dagli esseri umani e se anzi questi si mettono a fare altre cose sotto il suo naso.
Eppure, ne sono quasi sicuro, lei non ci voleva male, la sua aria dava un non so che di rassicurante e di sereno, quella serenità che non si poteva trovare dappertutto, e in nessun altro luogo al di fuori di quella stanza imbevuta di santi, dove il sacro e il profano si incontravano per spogliarsi delle loro vesti e mettere in scena, ogni giovedì il mito della creazione.
Venne quindi il 2004, ma il freddo ancora non ci abbandonava e io sapevo che finché non ci avesse abbandonato, io avrei sempre trovato un corpo caldo da cui attingere energia. Finché sarebbe caduta la pioggia, fino a quando l'umidità si sarebbe fatta sentire fin dentro le ossa, avrei ancora sperato di vedere quella casa.
E infatti ancora la vidi, la mattina del 2 gennaio, a venerdì già inoltrato, quando ancora tutti erano sbronzi dall'antevigila di Natale, noi eravamo lì ad Ardea, sulle spiagge di San Lorenzo, mentre al largo i fulmini continuavano a cadere sulle onde prima che esse potessero infrangersi sulla spiaggia umida della notte.
Fu allora che le chiesi per la prima volta: "Quanto durerà"
Lei mi tappò la bocca e riprendemmo a fare l'amore. Verso le sei di mattina disse solo questo: "Perché hai fatto quella domanda?" e io non capii, era passato troppo tempo per potermela ricordare.
Non mi guardava più negli occhi, ma osservava attentamente le mattonelle della cucina cercando lo sporco e le imperfezioni.
E io mi sentii perso.
Poi, come ogni venerdì alle 13, la riaccompagnai alla prima fermata della Metro e tornai a casa. Ma questa volta non sentivo la tranquillità, la pace interiore che si accompagnava a me ogni venerdì quando tornavo a casa. Ero nervoso, nervoso e preoccupato.
Passai una settimana terribile, piena di incubi e di paure, con la certezza che non l'avrei mai più rivista. Mi chiedevo se era il caso di tornare in discoteca il giovedì sera.
No, no, meglio di no, perché tornare in quei posti, perché voler rimanere deluso? Decisi quindi che non sarei tornato.
Il giovedì successivo mi diressi da tutt'altra parte di Roma, decidendo di fermarmi al centro e in particolare al quartiere di San Lorenzo, forse perché omonimo al luogo dove pensavo dovesse risiedere il paradiso. Ma lì era l'inferno e il freddo entrava sempre nelle ossa me senza nessuno che lo potesse ricacciare via.
Camminai per ore e ore, senza incontrare una sola persona conosciuta, anche solo di vista.
No, non potevo resistere a lungo.
Presi la macchina e mi diressi verso la famosa discoteca. Ma erano le tre di notte e lei non c'era davanti al bancone, che pure era vuoto e non affollato come quando c'era lei ad aspettarmi.
Allora, dopo aver controllato tutto il locale, rimontai in macchina e mi diressi verso la sua casa al mare. La casa era completamente buia, ma io non mi diedi per vinto, aprii la finestra, come faceva lei e dal quel momento avevo 60 secondi per cercarla: se era dentro, l'allarme era disattivato, altrimenti sarebbe suonato e io sarei dovuto scappare via subito.
Andai diretto alla camera da letto: non c'era. Guardai i Santi, loro non ricambiarono il mio sguardo. Vidi per la prima volta quella stanza permeata dalla tristezza, gli stessi Santi erano in realtà tristi. Non riuscii a capire se lo erano sempre stati, o se lo divennero solo in quel momento.
Finalmente gli occhi si bagnarono completamente e caddi disteso sul letto, noncurante del fatto che il tempo che mi era stato concesso era ormai scaduto e l'allarme avrebbe suonato.
Mi risvegliai la mattina seguente ancora disteso su quel letto. Pensai subito all'allarme e capii che doveva essere una bufala di Nicoletta. Andai al bagno anche per darmi una sistemata, poi tornai verso la cucina e feci per aprire la porta della casa per tornare in macchina, quando vidi sul tavolo un foglietto datato mercoledì.
C'era scritto: "So che domani mi cercherai a non mi troverai. E allora verrai qua e non mi troverai ancora. Un lutto in famiglia mi impone di passare la prossima notte a casa dei miei zii. Ho staccato l'allarme così se vuoi puoi passare la notte qui senza dover per forza tornare a Roma. So che accoglierai con sollievo la mia proposta. Ci vediamo il prossimo giovedì notte in discoteca, prometto di esserci, ciao. Nicoletta."
Tornai nella stanza, guardai i Santi: ora erano più sereni e diffondevano pace e tranquillità a tutto il locale. La Madonna mi strizzava l'occhio mentre San Tommaso aveva la faccia di uno che dice: "Finché non vedi, non credere!"
Ma in fondo San Tommaso non mi dava eccessive preoccupazioni.
Il giovedì successivo tornai in discoteca, e la trovai subito, che nemmeno ebbi il tempo di farmi venire i brividi per la paura di non vederla. Bevvi la mia Bacardi breezer e poi l'abbracciai. Andammo nella casetta al mare, facemmo nuovamente l'amore, poi lei si lavò, si mise il pigiama, si avvicinò al mio orecchio e disse: "Ho la risposta alla tua domanda"
Ebbi paura. Nel lampo di un attimo mi ritrovai di nuovo solo, e non potevo vivere un futuro senza lei..
Le dissi, senza perdere un momento: "Spara", ché se si deve morire, tocca farlo nel migliore dei modi, ancora lucidi per apprezzare bene i dolori della morte e le gioie della vita appena finita.
"Non finirà oggi. E, forse, nemmeno il prossimo giovedì. E magari nemmeno tra due settimane. Finirà solo quando lo vorremo noi"
E poco dopo un fulmine spazzò il cielo, e l'orizzonte si colorò per un impercettibile attimo del colore della tempesta e io sapevo che finché sarebbe piovuto no, non sarebbe finita, e i Santi avrebbero continuato a sorriderci dall'alto dei loro piccoli templi.
commenti
...ohhh che romantico...
...ohhh che romantico... proprio da San Valentino....
A proposito... C'era il santino di San Valentino nella stanza?
Invia nuovo commento