
Aprire le orecchie ad un suono e lasciar vagare la penna. Io scrivo in questo modo. Appunto ansie e fantasie su note che scorrono al ritmo delle mie idee. E' la musica a colorare i miei fogli di banali o arzigogolate poesie. Solo ed essenzialmente lei.
Nelle buie serate di un autunno inoltrato, mi piace ricoprirmi fino al collo con un caldo piumone a scacchi verdi e scrivere. A volte vorrei tanto tenere un diario, sul quale appuntare giornalmete tutto ciò che mi capita, sarebbe più facile e meno impegnativo, ma non ci riesco. Io voglio parlare di emozioni, voglio trasmettere immagini.
Mi annoiano i lunghi elenchi di azioni ripetute all'infinito, così trasformo i miei gesti quotidiani in calde suggestioni che da sotto un piumone, mi richiamano a memorie quasi sepolte.
La sera mi piace ripensare alle cose passate, ai particolari di una bella amicizia, ai rimpianti di un amore perduto o alle grida di gelide occhiate.
Una musica mi risuona sempre nelle orecchie ed io comincio sempre a seguirla.
Mi lascio andare, come in una danza libera improvviso stati d'animo, coreografie scritte che a distanza di tempo, rileggendole, capisco che rappresentano la mia intera vita, tutto il mio mondo.
Quando voglio concedermi un desiderio di istantanea tranquillità, la mia musica è la stessa che accompagna Amelie nel suo favoloso mondo. Nei momenti di maggior rabbia, la mia penna si sofferma sulle sfumature vocali di Bjork o di Janis Joplin.
I ricordi sono insistenti quando sulla carta prendono forma i tanghi intensi di Piazzolla, mentre scorrono veloci le lacrime se la musica scelta quella sera è di De Andrè...
Questa è la mia musica, io sono come lei, un'agitata ma serena ribelle che liberamente danza sopra una stella...
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commenti
La musica. Sembra poco. E
La musica. Sembra poco. E invece ci accompagna nei nostri viaggi, che siano solo immaginati, al caldo dei nostri piumoni a scacchi, o siano concreti, attraversando da parte a parte la città con le cuffiette a tutto volume.
Cosa faremmo senza una colonna sonora per la nostra vita?
Dolce è il dolore che porti
Dolce è il dolore che porti negli occhi, quanto il perdersi dentro di te.
Ed il lieve infuriare di rabbia che porti
aggrappata alla fragilità..
Dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio
dormi che è meglio così...
Scusate, mi mancava qualcosa.
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